domenica 7 agosto 2022

Storie di amore e bambini in affido familiare: “Sono 17 giorni che è a casa con noi”

 




Il desiderio di genitorialità di una coppia, l’impossibilità di avere figli in modo naturale, i tentativi falliti di procreazione assistita fino ad arrivare alla scelta dell’affido “non dell’adozione...l’idea di aiutare un bambino e la sua famiglia ci sembrava sensata e utile”.

R., mamma affidataria della piccolissima O. da soli 17 giorni, ci racconta la loro storia.


Io e mio marito da quando ci siamo conosciuti eravamo al corrente di dover combattere per poter avere un bambino.

L'amore che ci legava e continua a legarci ci ha fatto superare ogni ostacolo, abbiamo affrontato quattro tentativi di procreazione medicalmente assistita di cui al primo tentativo rimasi subito incinta. La felicità era alle stelle e la decisione che qualsiasi problema avesse potuto avere lo avremmo tenuto...purtroppo al terzo mese ci siamo sentiti dire ‘il cuore ha smesso di battere’ per una patologia incompatibile con la vita: il mondo ci è crollato addosso, la nostra vita si è fermata in quel momento.

Piano piano con il tempo, ma soprattutto mano nella mano, ci siamo rialzati e abbiamo ricominciato gli altri tentativi, altri tre, ma non sono andati come speravamo. Al quarto tentativo, quando abbiamo visto il test negativo, in quel momento, abbiamo deciso che il nostro percorso di pma poteva terminare lì.

Abbiamo ripreso la nostra vita cominciando a pensare all’affido, non so perché non all’adozione, l’idea di aiutare un bambino e la sua famiglia ci sembrava sensata e utile.

Feci delle ricerche tramite internet e leggendo recensioni abbiamo trovato l’associazione M’aMa-Dalla Parte dei Bambini, La Rete delle MammeMatte, dove la prima cosa che mi colpì è stato leggere di persone che parlavano della schiettezza con il quale quest’associazione si rivolgeva alle coppie che chiedevano informazioni.

Fui informata di un corso in partenza ad aprile 2022 di preparazione all’affido e decidemmo di iscriverci subito. La prima giornata di corso era di un incontro conoscitivo tramite videochiamata con il quale abbiamo avuto il piacere di conoscere Emilia Russo, presidente dell’associazione, ci siamo accorti subito che quel sentito dire era realtà perché loro spiegano realmente cos’è l’affido e a che cosa si sta andando incontro, in quella videochiamata si parlò dell’esistenza di una bambina con patologia metabolica che aveva 18 mesi, io feci subito la battuta: ‘non possiamo prenderla prima di finire il corso?’ lei mi disse subito di no, anche perché dopo il corso ci saremmo dovuti interfacciare con i servizi sociali di zona.

Ci furono degli altri incontri dove abbiamo avuto il piacere di conoscere Karin Falconi, vicepresidente dell’associazione, anche lei ci ha aiutato, supportato e sopportato durante tutto il corso.

Al termine del corso avevamo le idee molto chiare e decidemmo di metterci subito in contatto con i servizi sociali, ci diedero appuntamento la settimana successiva...una vera gioia! Facemmo diversi incontri con assistente sociale e psicologi fino al giorno che ci dissero ‘siete idonei, vi iscriviamo al registro dei genitori affidatari’, non potevamo crederci!


Mi risuonava sempre in testa quella bimba di cui avevamo parlato, decido di mandare un messaggio ad Emilia per chiedere se fosse già stata affidata ma per nostra gioia era ancora lì...forse ad aspettare noi...chi lo sa?

Da quel giorno ci siamo messi in moto con servizi sociali grazie all’aiuto di Emilia, i giorni passavano e l’ansia cresceva...(ed io tormentavo Emilia hahah per capire se c’era qualche novità).

Intanto continuavano le videochiamate con gli assistenti sociali, psicologi che seguivano la piccola perché giustamente volevano conoscerci per capire se fossimo idonei per lei...

Arrivato il giorno dell’ultima videochiamata dove eravamo tutti presenti ci diedero l’ok per andarla a conoscere, eravamo noi quelli ‘giusti’, ci stavano preparando tutta la documentazione per poterla accogliere.

Partimmo il giorno successivo per fare un semplice week end e da quel giorno ci siamo innamorati ancora di più.

La domenica tornammo a casa con le lacrime perché non avremmo più voluto lasciarla ma dovevamo tornare per sistemare le ultime cose prima di affrontare un periodo con lei in casa famiglia.

Il martedì successivo ero già sul treno per andare dalla piccola perché dovevo imparare a gestire i suoi bisogni.

Nella casa famiglia ho trovato delle persone meravigliose che ci hanno fatto sentire a casa e facenti parte della loro ‘pazza famiglia’, per noi ormai una seconda famiglia, inoltre ci hanno aiutato a comprendere e gestire la Principessa.

Dopo qualche giorno è arrivato mio marito e siamo rimasti fino a quando non è arrivato l’ok del tribunale.

Eravamo ufficialmente i genitori affidatari!

Oggi sono 17 giorni che è a casa con noi, riempie le nostre giornate e i nostri cuori di tanto amore.

Possiamo finalmente annunciare che grazie alle MammeMatte siamo genitori affidatari di una bimba meravigliosa e non smetteremo mai di ringraziarle abbastanza.

Emilia e Karin siete delle persone meravigliose e grazie di cuore per tutto quello che fate! Difficile trovare delle associazioni con questa serietà, soprattutto per bambini con bisogni speciali…”


R., Orgogliosa di essere una MammaMatta












sabato 6 agosto 2022

APPELLO AFFIDO: SOS genitori affidatari, single e in coppia etero e omosessuale

                                                      APPELLO Affido 06.08.2022




APPELLO AFFIDO

Aperto a: genitori affidatari in coppia etero o OMOSESSUALE, SINGLE

Territorio di riferimento: regioni centro Italia

Per info scrivi a: karin@affidiamoci.com

o Telefona al 339/8322065


Roland è un ragazzino di quasi sedici anni timido ed introverso ma sufficientemente maturo da chiedere lui stesso l’allontanamento dalla sua famiglia perché non in grado di crescerlo.

Oggi vive in comunità dove, seppur stia bene perché accudito e accolto, non vuole assolutamente rimanere, infatti è lui a chiedere una famiglia che lo accolga ed è sempre lui a ben specificare che per “famiglia” intende dove ci sia amore, al di là se sia costituita da una solo persona o da una coppia dello stesso sesso.

Quando è arrivato in comunità Roland era apatico, dormiva fino a tardi, giocava solo ai videogiochi e non aveva amici; tendeva ad isolarsi e faticava molto ad entrare in relazione con i suoi pari.

Ora, anche se continua a preferire il rapporto con gli educatori piuttosto che con i pari, anche grazie ad un percorso psicoterapeutico, è molto più sereno e disponibile ad entrare in relazione con gli altri, cura il suo aspetto fisico, ama leggere e guardare film noir.

Per lui cerchiamo una famiglia disponibile ad accoglierlo in affido sine die che potrebbe trasformarsi in adozione aperta.


Il Tribunale ha dato mandato a M’aMa di cercare, nelle regioni del centro Italia, genitori affidatari (single, in coppia omosessuale o etero, senza figli o con figli già grandi) opportunamente formati dai servizi territoriali, disponibili ad accogliere Roland in affido sine die (probabile adozione aperta).




Ciascun APPELLO Affido e Adozione è pubblicato nel rispetto della privacy del minore: non riporta dati anagrafici nè eventuali specifiche sulle patologie presenti.

Precisiamo che AFFIDIamoci (progetto di M’aMa-Dalla Parte dei Bambini), nel divulgare gli Appelli Affido e Adozione, è solo un tramite tra famiglia accogliente e i Servizi sociali che si occupano del minore, pertanto l’eventuale abbinamento sarà deciso solo da questi ultimi.


lunedì 1 agosto 2022

E SE A FAR DIRE BASTA ALL' AFFIDO FOSSE LO STESSO ISTITUTO GIURIDICO DELL' AFFIDO?

 


La mia precedente raccolta di riflessioni è piano piano scivolata su un campo più ristretto, lasciando maggiore spazio e parola agli affidatari. 

E se a far dire BASTA a una famiglia accogliente fosse proprio la forma giuridica stessa dell’AFFIDO? Il suo protrarsi negli anni, senza scadenza, trasformandosi nel sempre più comune sine die, il cosidetto “affido a lungo termine” nel quale gli affidatari si percepiscono in un limbo tra essere genitori e non, con diritti riconosciuti e non…

Di seguito le nuove riflessioni delle nostre FamiglieMatte:



- “(…) Magari offendo qualcuno ma c'è differenza tra un figlio nato da te, affidato (e perciò "provvisorio"), e adottivo (definitivo, ma in reciproco riconoscimento). Il legame sposta il limite di "sopportazione". Se non riconosci l'altro come parte di te, te ne "liberi" più facilmente. La domanda è: l'altro (il figlio) è per te un braccio o una ciocca di capelli? Non so se rendo l'idea” (Vanessa)


-”Vanessa già. Perché si usa, e qui divento ripetitiva, un istituto giuridico (l'affido) che ha un termine in un qualcosa che termine non ha. Un figlio che non è figlio praticamente” (Emilia)


-”Il problema è lì. Un figlio non è un ospite...se, per una gestione fallimentare di una vita istituzionalizzata, questo resta sempre ospite...c'è chi alla fine molla perché il legame che si è creato non è forte. C'è affetto, ma non legame” (Vanessa)


- “eh diciamo che con un figlio nato da te il problema dei permessi per visite e quanto altro non si pone perché prendi il bambino e lo porti. Negli affidi non hai la responsabilità genitoriale per legge e quindi è tutto più in salita. Non si possono paragonare le due questioni perché se non si viene riconosciuti come famiglia ed è tutto il triplo più in fatica che se si c avesse un figlio naturale con gli stessi problemi, mi pare normale che qualcuno ad un certo punto dica basta” (Maria)


- “Io penso che sia perché semplicemente “ non è “ nato da noi!!!! Mi dispiace dirlo, e forse suona come una provocazione, ma se un bambino nasce da noi ed ad un certo punto della sua vita sorgono dei gravi problemi comportamentali...che cosa si fa? Ci si mette in discussione e si cerca con ogni mezzo di aiutarlo. Molti affidatari ed anche qualche adottivo dovrebbero rivedere il loro concetto di essere genitori. Il mio Ivy ha un sacco di problemi anche importanti, ed a volte sono distrutta (ultima settimana avrò dormito 8h) ma è MIO…una parte di me…faccio un bel respiro, lo stringo a me…e domani è un altro giorno” (Maria)


- “Io penso che in alcune realtà il rapporto vero genitore-figlio non si sia mai creato, come succede anche in famiglie naturali, solo che nelle famiglie naturali non vi è l'ipotesi "restituzione". Credo che spesso si prenda la genitorialità con leggerezza, non si vedano i problemi finché non diventano realmente ingestibili e allora che si fa, diamolo indietro... io sono un po' cinica in questo, credo che esistano realtà veramente ingestibili ma sono sicuramente una percentuale minima dei reali fallimenti adottivi” (Enrica)


-”Sicuramente il fatto che lo Stato sia completamente assente in queste cose....certi bonus dovrebbero passare in automatico solo per il semplice fatto che si accoglie un figlio non nostro...nido, scuole, università ecc. non dovrebbero essere a carico delle famiglie affidatarie. Ma soprattutto il mondo dei servizi sociali andrebbe rivoluzionato! Ci sono tantissimi casi di bimbi in affido per comodità dei servizi quando per il bene del bambino andrebbe, invece,dato in adozione...Io personalmente sono rimasta molto delusa...i servizi "giocano" con i sentimenti delle famiglie affidatarie...lasciano mille situazioni in sospeso con affidi che si prolungano nel tempo con scuse assurde perché tanto poi le famiglie si affezionano” (Samantha)


- “Noi affidatari non siamo liberi neanche di fare le analisi del sangue. Portarli in vacanza poi è una impresa, la carta di identità, il passaporto non ne parliamo. Non li ho rispediti al mittente (2 affidati) solo per amore e per non aggravarli di un altro abbandono, fra pochi giorni anche il secondo diventerà maggiorenne e così arrivederci e grazie servizi sociali!!Ma è stato molto faticoso crescerli per 12 anni sperando solo che la cura per questi due alberelli dia buoni frutti” (Anna Maria)



mercoledì 27 luglio 2022

COSA FA DIRE ‘BASTA’ A UNA FAMIGLIA AFFIDATARIA O ADOTTIVA?

 



Dopo anni di attività non riesco ancora ad individuare cosa esattamente ad una famiglia accogliente faccia dire BASTA, cosa la spinga ad oltrepassare il limite fino ad arrivare alla restituzione di quello che ormai dovrebbe essere considerato emotivamente un Figlio.

Di seguito ho raccolto solo alcune delle più significative ipotesi tra quelle espresse dalle nostre FamiglieMatte:



LA MANCANZA DI UNA RETE DI SOSTEGNO


- “Non solo le istituzioni, i servizi...ma anche la rete amicale e familiare potrebbe sostenere e invece spesso prende le distanze. Basterebbe veramente poco. Basterebbe che ognuno, se non direttamente, contribuisse a questo progetto d’amore anche solo offrendosi di intrattenere i bambini per un pomeriggio in cui mamma e papà vanno a fare una passeggiata…” (Francesca)



UN FOCUS ESCLUSIVAMENTE ESTERNO DA PARTE DELLA FAMIGLIA ACCOGLIENTE


- “Personalmente il motivo principale che ho visto (…) è l’infrangersi dell’aspettativa rosea di fare del bene (...) Credo che lo scoraggiamento prenda il sopravvento sull’entusiasmo quando io, genitore, mi attacco all’idea ideale che ho di me e non sono disposta ad infrangerla, ad accettare le mie (umane) parti orribili, che mi fanno sbagliare, sclerare, maledire (…) Se mi arrocco sul: mi tiri fuori la parte peggiore e non voglio vedermi così, io nota integerrima competentissima genitrice e donna...La colpa è spostata fuori, sul bambino, sui servizi, sui genitori…Non è (solo) fuori il nucleo del problema” (Ilaria)


- “Tante volte si vede solo il figlio/la figlia come “problema”, cioè si guarda fuori di sé. Ma tante volte il limite sarebbe spostabile se conoscessimo meglio le nostre zone fragili “ (Maria Chiara)



QUANDO IL BAMBINO PRESENTATO DAI SERVIZI NON E' QUELLO ARRIVATO IN CASA


- “Succede che gli assistenti sociali e il neuropschiatra infantile non ‘conoscano’ il bimbo/a che hanno in carico. Per negligenza, superficialità, lavoro mal gestito. E quindi arriva alle famiglie un piccolo/a talmente problematico che non ce la si fa. Con dolore ma non ce la si fa” (Silvia)


- “Servono presentazioni maggiormente veritiere del bambino. A volte i bambini vengono presentati da persone che poco li conoscono e che tralasciando aspetti determinanti del loro comportamento e della loro storia...per esempio non tutte le famiglie sono emotivamente pronte a sostenere minori con gravi disturbi oppositivi provocatori” (Beatrice)


- “Io penso che in affido e adozione le motivazioni a volte siano diverse, a volte uguali. Credo che alla base ci sia una sopravvalutazione delle proprie motivazioni, delle proprie capacità, delle proprie risorse economiche, della propria solidità di coppia. Più la sottovalutazione della realtà di un bambino/a con traumi. Poi c'è il fatto che il bambino/a non sia ciò che viene descritto al momento della presentazione "burocratica". Molte cose omesse, molte dimenticate. Di fatto spesso una famiglia poi si trova a non essere capace di affrontare ciò che era considerato oltre i propri limiti. Poi secondo me c'è questa cosa mentale che si può restituire... Quindi una sorta di scappatoia che con un figlio biologico manco ci si immagina. Questo, sempre per me, alimenta ancora di più il distacco e non fa percepire a fondo il legame del "per sempre" che dovrebbe invece essere ben chiaro, prima di maneggiare sentimenti di minori. Poi ci si mette la difficoltà oggettiva di problematiche sanitarie che saltano fuori dopo e non si sa come affrontare perché nessuno parla chiaro e spesso manco si hanno le autorizzazioni per fare ciò che è necessario” (Valy)


SE LA FAMIGLIA SI SENTE ABBANDONATA DAI SERVIZI


-"Cosa fa fallire un affido? L'impotenza davanti ad una realtà nascosta, il non poter aiutare il ragazzino con psicologo o altri professionisti perché non si è autorizzati. Le problematiche psichiatriche e l'abbandono dei servizi. Le bugie dei servizi sociali. E poi la coppia che scoppia...equilibri che si frantumano (…) Quando ho chiesto spiegazioni di certe situazioni, mi è stata negata la conoscenza di questi problemi, grande bugia(…) ne ho avuto poi prove dimostrabili” (Anna)


- “Il sentirsi soli...non dimenticherò mai l’assistente sociale che mi disse: l’ha voluto? Adesso pedali!!!” (Sonia)


- “Poco se ne parla, ma esiste ed è la depressione post adozione/affido. Esattamente come quella post parto. Un figlio prima di creare serenità crea scompiglio, se poi un figlio porta con sé anche un bagaglio pesante di situazioni e traumi che riverserà inevitabilmente nella coppia/persona singola è ancora più caos. Perdere la strada è un attimo e i sostegni durante il post adozione/affido dovrebbero essere più presenti ancora del pre. Rimango inoltre dell'idea che tutelare fino allo sfinimento il legame biologico anche dove è palese non ci sia legame affettivo non è cosa buona. Ci sono legami che andrebbero interrotti e basta, per i minori che riverserebbero meno traumi nella nuova famiglia oltre ad essere meno traumatizzati loro in primis” (Darika)


E SE IL MINORE NON FOSSE ADEGUATAMENTE PREPARATO AL PROGETTO?


- “E se invece fosse il minore a non essere pronto all’affido o all’adozione? Se non fosse il momento giusto per fargli questo salto nel buio? Se non fosse stato adeguatamente preparato dagli operatori della comunità e il suo trasferimento in famiglia non fosse altro altro che un fallimento annunciato? A quel punto quali e quante responsabilità sarebbero riconducibili alla famiglia accogliente?” (Karin)


QUANDO MANCA UNA VERA MOTIVAZIONE INIZIALE

- “Credo che chi sceglie di troncare un percorso ha due motivazioni:Il cambiamento di equilibri e situazioni non previste; La mancanza di una vera motivazione iniziale” (Giovanna)


- “Penso sia molto difficile parlarne senza sentirsi giudicati. Si potrebbe partire dal riflettere su ciò che ci ha fatto dire di SI, e su come poi la realtà sia stata troppo diversa da quello che ci si era immaginati…a volte dire No può essere difficile ma salva da situazioni di rischio per tutti” (Stefania)



NON SAPERE CHIEDERE AIUTO AL MOMENTO GIUSTO


- “E’ molto pericoloso non saper chiedere o non riuscire a trovare sostegno professionale prima del punto di non ritorno” (Sandro)


- “Tante mancanze ma anche da parte delle stesse famiglie accoglienti. In alcuni casi una volta che hanno portato a casa il figlio, la famiglia non è più disponibile a mettersi in gioco vedendo la presenza di assistente sociale o psicologo come una interferenza nel proprio quotidiano (…) Il timore di essere giudicati, non ritenuti all’altezza del compito, frena molto” (Rossana)



mercoledì 13 luglio 2022

DISABILITA': DIRE NO DAVANTI AL GIUDICE

 


Arrivare a decidere di aprirsi alla disabilità, scegliere di accogliere in affido o in adozione un bambino con importanti bisogni speciali, noi MammeMatte, suggeriamo sia frutto di un percorso, individuale o di coppia, attraverso il quale si metta in gioco il proprio passato personale, la propria educazione emotiva, le proprie paure e convinzioni sociali, i propri pre-giudizi.

L’obiettivo è arrivare ad una scelta consapevole di apertura alla disabilità non in tutte le sue forme, bensì solo in QUELLE che pensiamo (in coppia o individualmente) essere per noi gestibili, affrontabili quotidianamente e trasformabili (perché no?!) in “diverse abilità” del nostro bambino.


Nel mondo delle adozioni "speciali" può capitare di trovarsi davanti ad una proposta di abbinamento e non riuscire a dire si. Essere "aperti" alla disabilità non significa accogliere a priori qualsiasi bambino con problematiche gravi.

Tutte le situazioni vanno ponderate con coscienza considerando ogni aspetto personale e familiare, le risorse territoriali e non da meno la capacità di vivere quotidianamente con quel figlio che crescerà e sarà sempre dipendente da voi e dalla vostra famiglia.

A volte capita che, trovandosi davanti ai giudici, si apprendano informazioni più dettagliate che possono cambiare totalmente la condizione del bambino e la sua futura gestione in famiglia. Questo perché dal momento in cui ci si propone per un bimbo in Appello, sino alla convocazione in Tribunale, possono trascorrere parecchi mesi in cui nel frattempo, si sono fatti ulteriori accertamenti clinici. Le coppie, trovandosi innanzi situazioni spesso più complesse, devono decidere se andare avanti o fermarsi.


Il "fermarsi" è decisamente un macigno difficile da digerire, paragonabile ad una interruzione di gravidanza, perché quel bambino desiderato, atteso e già amato, improvvisamente non c’è più. I sensi di colpa possono destabilizzare e trascinare verso il baratro del "non sono degno di essere genitore", “non verremo mai più chiamati", "tutti sono meglio di noi…"

Si precipita inesorabilmente nell'autogiudizio spietato correndo il rischio di perdere la possibilità di accogliere un bambino che può davvero trovare in quella famiglia un futuro felice e pieno di amore. Diciamo sempre di non andare oltre le proprie risorse, perchè un figlio è per sempre come per sempre è la sua disabilità. 

E quel figlio non può e non deve essere un peso.

Ne va della sua e della vostra serenità insieme”.


(Francesca Aru, referente M’aMa Sardegna)




martedì 12 luglio 2022

APPELLO AFFIDO: SOS genitori affidatari, single e in coppia etero e omosessuale

 APPELLO Affido 12.07.2022




APPELLO AFFIDO

Aperto a: genitori affidatari in coppia etero o OMOSESSUALE, SINGLE

Territorio di riferimento: solo Lazio e regioni limitrofe

Per info scrivi a: karin@affidiamoci.com

o Telefona al 339/8322065



Maimuna ha già compiuto 18 anni e non può più stare nella casa famiglia in cui vive. Tra pochissime settimane non saprà dove andare, è urgente che una famiglia stia al suo fianco.

E’ una ragazza studiosa che sta terminando con ottimi voti il liceo nonostante soffra di una patologia che la costringe a frequenti controlli ospedalieri e spesso a utilizzare le stampelle.

Maimuna ha perso il papà da piccola e la mamma non è in grado di prendersene cura. Non c’è dubbio che una delle qualità maggiori di Maimuna sia la resilienza, oltre ad essere una ragazzina riservata, introversa e dolce.


Il Tribunale ha dato mandato a M’aMa di cercare, solo nella regione Lazio e regioni limitrofe, genitori affidatari in coppia o single (opportunamente formati dai servizi competenti territoriali) disponibili ad accogliere Maimuna in affido.




Ciascun APPELLO Affido e Adozione è pubblicato nel rispetto della privacy del minore: non riporta dati anagrafici nè eventuali specifiche sulle patologie presenti.

Precisiamo che AFFIDIamoci (progetto di M’aMa-Dalla Parte dei Bambini), nel divulgare gli Appelli Affido e Adozione, è solo un tramite tra famiglia accogliente e i Servizi sociali che si occupano del minore, pertanto l’eventuale abbinamento sarà deciso solo da questi ultimi.

martedì 5 luglio 2022

ACCOGLI IN AFFIDO FAMILIARE: COLLOCATARI O AFFIDATARI?


Lettera di M'aMa a tutti i Tribunali per i Minorenni del territorio nazionale con richiesta di chiarimento sulla prassi di affidamento ai Servizi e collocamento in famiglia affidataria.

Gentilissimi,

con la presente M'aMa - Dalla Parte dei Bambini asp, più conosciuta come La Rete Delle MammeMatte, impegnata nella tutela dei diritti dei minori nella promozione della Cultura dell’Accoglienza e della Solidarietà, attraverso l’istituto dell’affido e dell'adozione, con particolare riferimento ai minori con bisogni speciali, è a chiedervi un Vostro illustre parere sul tema dell’

AFFIDAMENTO AI SERVIZI SOCIALI E COLLOCAMENTO IN FAMIGLIA “AFFIDATARIA”.

Sempre più spesso dai Tribunali per i Minorenni viene deciso l’affidamento del minore al Servizio Sociale e il collocamento in famiglia affidataria invece di disporre l’affidamento eterofamiliare ai sensi della legge 184/1983 e successive modifiche.

Nell’affidamento eterofamiliare è tutto sufficientemente chiaro: la straordinaria amministrazione è in capo a chi ha la responsabilità genitoriale quindi al tutore o al genitore biologico. L’ordinaria amministrazione è compito della famiglia affidataria, il servizio Sociale dopo aver disposto l’affidamento familiare svolge opera di sostegno educativo e psicologico nei confronti della famiglia del minore, degli affidatari e, se necessario, dell’affidato nell’ambito delle proprie competenze, d’intesa anche con i servizi sanitari e psicologici dell’ASL, agevola i rapporti con la famiglia d’origine ed il rientro nella stessa del minore secondo le modalità più idonee, avvalendosi anche delle competenze professionali delle altre strutture del territorio e dell’opera delle associazioni familiari eventualmente indicate dagli affidatari (art. 4 e 5 della l.184/1983 s.m.i.).

La normativa in materia di affidamento dei minori ai Servizi sociali è invece lacunosa: sussistono serie difficoltà nell’individuare i limiti dei poteri attribuibili ai Servizi affidatari e nel distinguere il confine delle responsabilità loro attribuite da quelle che rimangono in capo ai genitori affidatari e, talvolta, ai genitori biologici.

Spesso risulta difficile comprendere e delineare diritti e doveri degli attori quando il minore viene affidato ai servizi e collocato in famiglia e ancora più spesso la famiglia affidataria (collocataria) viene redarguita con la seguente frase “siete SOLO collocatari, non potete prendere alcuna decisione”, trattando le famiglie come baby parking.

Le cose si complicano ulteriormente quando il “collocamento” diventa sine die.

Quali sono, dunque, i diritti e i doveri dei Servizi affidatari e quali quelli dei genitori “collocatari”?

Potrebbe essere utile stilare una linea guida per evitare storture e fraintendimenti del sistema.

Le MammeMatte