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domenica 24 maggio 2015

Affido familiare o adozione in Italia: la scelta nei single

                                by arztsamui

L'affido familiare non è un surrogato dell'adozione in Italia, né una via più veloce per arrivarci.

Sono due strade completamente diverse che nascono da intenti differenti.

Ecco quindi pronto un nuovo capitolo di terrorismo psicologico al quale mi piace sottoporti soprattutto se rientri tra gli aspiranti genitori single affidatari!

Riflettere sulla motivazione che ti fa scegliere l’affido familiare è la prima cosa da fare per evitare dolore a te e al minore che accoglierai.

Dunque cosa devi sapere?

Innanzitutto che l’affido familiare è un percorso da con-dividere con il bimbo e la sua famiglia naturale, al di là da quanto possa durare o da come sia l’epilogo, anche dovesse finire poi con un'adozione in Italia.

Con l'affido familiare hai l'occasione di essere una "famiglia in più" per il tuo piccolo, non la sola.

Così mentre tendi una mano alla famiglia biologica del tuo piccolo, con l'altra sostieni lui.  

Una circolarità di Amore gratuito che non è detto abbia fine, anzi.
Quindi il senso di possesso e l’amore esclusivo hanno ben poco a che fare con questo cammino comune. 

Naturalmente poi, le motivazioni che spingono ciascuno di noi verso una scelta di affido familiare possono essere diverse, come i livelli di consapevolezza. 

Ancor più se si tratta di affido intrafamiliare piuttosto che eterofamiliare; o se sei single piuttosto che in coppia.

Proprio a tal proposito Luigi Pati, in uno studio condotto sulle Famiglie affidatarieha rilevato come la frase più ricorrente pronunciata dai genitori affidatari -con affido in corso intrafamiliare- fosse la più che mai espressiva “c’è capitato…”... come se avessero avuto uno scarso margine di scelta!

Al contrario, per gli affidi eterofamiliari diventava tutto una scelta laddove risultava che la maggior parte dei genitori affidatari provenisse proprio dal mondo del volontariato, quindi fosse diciamo un target già "sensibilizzato".

Nondimeno c'è da chiedersi se “Aiutare un bambino” possa essere veramente l’unica motivazione alla base di una scelta di affido, come di un'adozione in Italia.

Mina, oggi mamma affidataria di un bimbo di tre anni, allergica a ogni forma di pietismo, racconta: “Ancora oggi incontro gente che riesce a dirmi 'sei stata brava, hai fatto un’opera buona poverino'… ma io ho preso un figlio in affido per amarlo, mica per fargli della carità!”.

E' pur vero che, soprattutto da single, è difficile distinguere il tuo esclusivo desiderio di essere mamma da quello di aprirti all’Altro senza aspettative, senza un futuro, senza una promessa di adozione in Italia.

Ricorrendo alle mie reminiscenze freudiane, e per continuare con il terrorismo psicologico (!), ricordo che non sono rari i casi in cui - soprattutto nelle mamme single affidatarie- la mamma naturale del piccolo diventa bersaglio di emozioni contraddittorie. 

Una dinamica pericolosa e inconsapevole dove la mamma single affidataria proietta sulla mamma naturale del piccolo, l'originaria ambivalenza con la figura materna.  

Così la mamma naturale del piccolo da un lato appare onnipotente –perché La Mamma- dall’altro diventa oggetto di aggressività perché nella capacità di portare via il piccolo. 

Da qui, nella mamma affidataria, potrebbe seguire un grande senso di colpa (per evitare il conflitto prima e il senso di colpa dopo) ben celato da un apparente consenso alla durata limitata dell’affido familiare.

E sottolineo “apparente consenso”.

Capire quale sia quindi la reale motivazione, soprattutto nei single, è uno dei compiti più ostici delegato agli operatori dei Servizi sociali.

Lungi da me però creare allarmismo e cercare problemi dove non ci siano, anzi.

Vorrei solo sottolineare la differenza tra affido familiare e adozione in Italia.


Credo sia più utile farsi qualche domanda in più piuttosto che in meno, anche ricorrendo all’aiuto di un professionista del settore.

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