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lunedì 21 dicembre 2015

Storie d'amore, storie di bambini in affido familiare



“Siamo una coppia senza figli (biologici).

Per essere mamma ho fatto tutte le cure possibili e inimmaginabili poi, solo per rassegnazione e disperazione, ho pensato che la nostra casa potesse essere un porto sicuro per bambini in affido familiare.

Non mi vergogno a dire che ho iniziato questo percorso solo perché avevo bisogno di sentirmi mamma, e il più in fretta possibile.

Ecco perché non ho pensato nemmeno all’adozione, a detta di tanti cammino difficile, lungo e costoso.

Così da due anni nella nostra vita c’è Marco.

E dal giorno in cui è entrato nella nostra casa, ho toccato con mano che si può essere mamma comunque e per sempre, anche se non lo si è biologicamente.

E’ stato Marco a insegnarmelo proprio quando, a pochi giorni dal suo arrivo, mi ha gridato che non ero la sua mamma e che non mi avrebbe mai voluto.

Ho sentito una fitta al cuore così forte che ho pensato di morire, ma poi un semplice bacio, la sera stessa, mi ha fatto capire che il suo non era altro che un grido di aiuto. 

E solo pochi mesi fa è stato capace di regalarmi il compleanno più bello della mia vita facendomi trovare sotto il cuscino un disegno con scritto: “Alla mamma più bella del mondo”.

Marco ora ha dieci anni: ha una famiglia molto particolare, un vissuto violento che l’ha portato a pensare di essere un “cattivo bambino”, un bambino che non potrà mai essere amato da nessuno.

E’ uno dei tanti bambini in affido familiare ferito da un passato fatto di rifiuti e abbandoni.

Con mio marito fatichiamo ad accettare le sue sfide, la rabbia con cui spesso ci chiede amore.

Fatichiamo a vivere i suoi continui sbalzi di umore, come la sua difficoltà a stringere amicizie con gli altri bambini.

Fatichiamo e lo accogliamo, sempre.

Quando andiamo a parlare con le maestre ascoltiamo con le lacrime agli occhi tutte le difficoltà che incontra giornalmente, ma crediamo in lui e in noi, certi che andrà sempre meglio.

Marco è un bimbo come gli altri, anche se siamo consapevoli che come tutti i bambini in affido familiare, ha bisogno di un’attenzione in più.

I pochi momenti in cui Marco appare sereno, o ci stringe le mani passandosele sul viso, ci regalano la forza per andare avanti, insieme.

Sappiamo che Marco ha una sua famiglia e che forse un giorno tornerà da loro, ma noi ci saremo sempre per lui, come lui per noi.


Questa è una certezza e credo lo sia per tutte le storie scritte dai bambini in affido familiare”.

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