M'aMa-Dalla Parte dei Bambini

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lunedì 4 gennaio 2016

Storie d'amore, storie di bambini in affido familiare.


Racconto il desiderio di essere mamma di bambini in affido familiare e la scelta di esserlo di una bimba abusata sessualmente.

Un lunedì mattina, mentre pulivo casa ascoltando musica, ho sentito finalmente quello squillo del telefono tanto atteso da me e mio marito.

Una telefonata che abbiamo aspettato per quasi sei mesi, da quando appunto avevamo finito il percorso di affido che ci aveva concesso l’idoneità.

Dall’altra parte della cornetta una voce squillante annunciava che i Servizi sociali ci proponevano l’affido di una bimba di 5 anni.

Aggiungendo tutto di un fiato che la piccola era stata vittima di abusi sessuali intra familiari fino all’anno precedente.

Il sorriso mi si è spento sul volto.

Tutto quello che la voce ha continuato a dire sui bambini in affido familiare, sul vissuto della piccola, io non l’ho più sentito, avevo smesso di ascoltare.

Sono stata colta dal panico.

La mia reazione istintiva sarebbe stata di gridare un disperato “No” rispetto a qualcosa che su due piedi ritenevo molto più grande di me, di noi.

Contemporaneamente avevo paura che se avessi rifiutato quell’opportunità i Servizi sociali ci avrebbero “bollato” e magari scartato per altri abbinamenti.

Ero angosciata e mi sentivo come se all’impossibilità di essere mamma biologicamente di colpo si aggiungesse quella di esserlo in qualsiasi modo.

Mi sentivo “cattiva”: scoprivo d’improvviso di essere incapace di abbracciare una bambina che aveva bisogno di me.

Tutte le belle parole che avevo professato sulla gratuità d’amore dell’affido, tutti i sermoni e le opere di convincimento per spingere in questa direzione i miei conoscenti, ora mi sembravano ipocrisia.

Il trauma che aveva segnato il vissuto della piccola era troppo grande per essere superato, e noi troppo piccoli per affrontarlo.

Evidentemente per tutto quel tempo non avevo fatto altro che immaginare di accogliere un bimbo “normale”, con “problemi normali” e con un “vissuto normale”.

Nonostante mi fosse stato spiegato molto bene come spesso i bambini in affido familiare possono avere problemi comportamentali, relazionali, di ritardo… per me questo era un fulmine a ciel sereno.  

Ho telefonato a mio marito spiegandogli la situazione e continuando a ripetergli(ci) che non saremmo stati in grado.

Lui, dopo avermi ascoltato, mi ha semplicemente proposto di incontrare un professionista capace di chiarire meglio quale sarebbe stato il nostro ruolo di genitori affidatari, quali strumenti avremmo potuto usare, quale sostegno avremmo potuto dare alla piccola.

Così, mentre facevo le mie ricerche per trovare lo psicoterapeuta che avesse esperienza in bambini in affido familiare, mi sono sottratta a qualsiasi possibilità d’incontro con quella che, da lì a poco, sarebbe diventata Mia Figlia, la mia ragione di vita.

Forse già sapevo che se l’avessi vista anche solo per un minuto non me ne sarei più allontanata.

I giorni successivi li ho passati cercando di raccogliere più pareri possibili di parenti e amici.

Esausta ho raccolto quelli che si congratulavano per “il gesto di grande umanità” nonostante consigliavano di “prendere in affido un bambino normale”; e quei pochi che si limitavano a suggerirmi nomi di professionisti da consultare.


Finalmente con mio marito abbiamo incontrato uno psicoterapeuta specializzato nei bambini in affido familiare; poi l’equipe dei Servizi sociali e infine… Mia Figlia che il prossimo anno farà la prima elementare.

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