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mercoledì 20 gennaio 2016

Storie d'amore, storie di bambini in affido familiare


Nei bambini in affido familiare, in attesa di amore, non esistono compleanni, Natale...

Mi chiamo Giacomo e per me il giorno del 18esimo compleanno è stato uno dei più brutti della mia vita.

Mentre i miei amici sognavano la patente, io non sapevo cosa avrei fatto il giorno dopo.

Avevo solo tanta paura.

Infatti, per chi come me ha vissuto tanto tempo in una casa famiglia, dopo i 18 anni cambiano troppe cose e rimani solo.

Nessuno ti aiuta.

Devi andare via, ma dove?

Vorresti continuare a studiare però non hai soldi e accetti qualsiasi lavoretto ti passa tra le mani.

Per me la vita si è spezzata quando, a 9 anni, sono stato allontanato dalla mia famiglia e messo in una comunità per orfani e bambini in affido familiare.

Ogni giorno gli operatori del posto mi spiegavano che i miei genitori non avevano soldi per crescermi, e ogni giorno li pregavo di chiamare mia madre per portarmi via.

Avrei preferito mangiare pane e cipolla pur di restare a casa mia. 

Invece, i miei si lasciarono convincere dai servizi sociali che quella per me sarebbe stata la situazione migliore.

Così dai 9 anni fino ai 13 non sono più uscito da quella comunità che accoglieva orfani e bambini in affido familiare.

Poi è arrivata Maria, 50 anni, una donna sola e senza figli, che mi ha chiesto in affido appena mi ha visto. 

Di lei mi hanno raccontato solo che aveva avuto già altri bambini in affido familiare.

Con me è stata bravissima e buonissima.

Non ha fatto altro che parlare bene della mia famiglia e fare di tutto perché incontrassi mia madre il più possibile. 

Infatti, non l’ho mai vista tanto quanto in quei mesi.

Ero quasi felice.

Purtroppo però un giorno, dopo quasi due anni che vivevo con lei, ho sbagliato.

In un supermercato ho rubato.

Maria - come ogni giorno - mi aveva messo in tasca dei soldini, ma io quella volta non li usai apposta: volevo rubare per sentirmi coraggioso e grande.

Uscito dal supermercato, mi hanno beccato non appena ho girato l’angolo e Maria non ha voluto più avere a che fare con me.

Così sono tornato in casa famiglia.

Fino ad oggi.

Da domani invece non lo so perché ormai ho 18 anni e non posso più stare qui.

Non so dove andare e cosa fare.

Il lavoro è difficile trovarlo perché le persone appena sanno che hai vissuto in comunità ti guardano male, pensano che tu abbia problemi, o che tu sia un cattivo ragazzo.

A casa dei miei non posso tornare: non hanno soldi e spesso sono io a dargliene. 


Ho paura e sono arrabbiato con quelli che hanno deciso che i miei non fossero capaci di tirarmi su, che li hanno convinti a lasciarmi in una comunità di bambini in affido familiare, e che ora decidono che devo andarmene. 

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