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martedì 22 marzo 2016

Storie d'amore e di bambini in affido familiare - Affido sine die



“Due anni fa, poco prima di Natale, ho telefonato in Comune per sapere se avessero in carico dei bambini da dare in affido familiare, non solo affido sine die.

Gli operatori sono stati disponibilissimi, mi hanno incontrato dopo soli due giorni.

Così è iniziato il mio percorso di affido familiare tra colloqui individuali e di gruppo, con psicologi e assistenti sociali. 

Il fatto che tra tutti gli aspiranti genitori affidatari fossi l’unica single non mi è mai sembrato potesse essere un problema, né per me né per loro.

Prima dell’inizio dell’estate gli operatori mi hanno salutato assicurandomi un ultimo incontro a settembre, cui sarebbe seguita la chiamata per il futuro abbinamento con il minore.

Durante i saluti ricordo perfettamente la proposta di un affido sine die.

Ero felicissima: addirittura un affido sine die! Non ci avrei mai sperato!

Ho trascorso l’intera estate a rendere casa accogliente pensando che da lì a poco avrei avuto un bimbo da amare e accudire.

Durante i colloqui avevo omesso volutamente di dare alcuna preferenza di età o sesso del piccolo, tantomeno discriminanti sulla salute fisica.   

A estate finita non facevo altro che entrare e uscire dalla cameretta che avevo dipinto, arredato e già riempito di regalini.

Poco dopo ecco la visita domiciliare da parte dei Servizi sociali.

Tutto ok.

Ora mancava solo il piccolo.

Sono seguiti altri due colloqui, diciamo abbastanza informali, dove gli operatori mi erano sembrati addirittura frettolosi di concludere un abbinamento con un preciso bambino.

Dopo avermi raccontato a grandi linee il vissuto di un dodicenne da due anni in casa famiglia, non hanno taciuto la possibilità che si trattasse poi di un affido sine die.

Non ci potevo credere: fino allora non avevo nemmeno immaginato la possibilità di un affido sine die.

Anzi: semmai avevo sempre pensato il contrario, ovvero che ai genitori single fosse quasi precluso un affido familiare più lungo!

E mentre mi emozionavo all’idea dopo due giorni, inaspettatamente, in una telefonata mi si richiedeva la disponibilità ad accogliere un bimbo “sotto emergenza” per qualche giorno.

Non sapevo cosa rispondere: da una parte, rifiutando, avrei rischiato di mostrarmi poco disponibile dall’altra però, accettando, avrei potuto perdere l’occasione dell’affido sine die!  

Alla fine ho deciso di rifiutare, mostrandomi comunque apertissima all’affido sine die proposto.

Ma da quel momento non sono stata più contattata: i servizi sociali non mi hanno più cercato.

Anzi, sono stata io, nei mesi, a chiamarli per chiedere cosa fosse successo e come mai non avessi avuto più notizie dell’abbinamento che mi avevano proposto…

La risposta era sempre la stessa: “le case famiglia al momento non hanno bambini in affido”.

Possibile?

Mi sembra assurdo non ci siano bambini in affido negli istituti dell’intero territorio…

Oggi sto malissimo.

L’affido familiare, non necessariamente affido sine die, era da anni il mio più grande desiderio e ora non so più che fare.

Possibile che per aver rinunciato a un abbinamento di pochi giorni, i servizi sociali mi hanno scartato per sempre?

O forse perché sono single?”

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