M'aMa-Dalla Parte dei Bambini

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sabato 9 luglio 2016

Storie d'amore e di bambini in affido familiare - "Dopo trent'anni per noi è più di una figlia"


“Era il 1986 quando abbiamo chiesto in affido familiare una bimba di sei anni.

Sono passati trent’anni da allora.

Io e mio marito mai avremmo immaginato che tutto sarebbe durato una vita intera.

I nostri tre figli allora avevano 18, 17 e 14 anni e con loro, fin dal primo momento, abbiamo vissuto l’affido familiare con tutta la “provvisorietà” del caso, come gli stessi Servizi sociali di Latina volevano che lo vivessimo: un servizio temporaneo nell’attesa che la famiglia naturale si riprendesse.

Eppure gli anni passavano e le difficoltà della famiglia di origine non si risolvevano.

Io e mio marito ci legavamo alla piccola ogni giorno di più, così i nostri stessi figli.

Eravamo una famiglia vera e propria con una mamma, un papà e quattro figli.

C’era questo nel nostro cuore, nonostante io non mi sia mai fatta chiamare “mamma”, nè la piccola abbia chiesto di farlo.

Perché in realtà lei sapeva che noi eravamo una “famiglia in più” che la amava quanto la sua, anche se in quel momento la sua non era in grado di crescerla.

Era importante per lei, per loro, per noi tutti che lei mantenesse un legame costante con i suoi familiari (andava a dormire da loro due fine settimana al mese e trenta giorni durante le vacanze estive) e ci siamo impegnati perché accadesse.

Ecco sta proprio qui la differenza tra affido familiare e adozione: nell’affido è importante che il bimbo coltivi e valorizzi il proprio bisogno d’identità.

Noi per lei eravamo qualcosa “in più”.  

Il rapporto con i suoi familiari c’era e doveva continuare a esserci, per il suo, per il loro e per il nostro bene.

Naturalmente abbiamo anche avuto delle difficoltà iniziali, soprattutto dovute ad ansie e gelosie del papà della piccola nei nostri confronti.

Però, piano piano, anche grazie alla bravura degli assistenti sociali, siamo riusciti a rassicurare i familiari sul nostro ruolo di genitori affidatari: un ruolo che non ci concedeva alcun potere decisionale sulla figlia, se non con il consenso e il controllo degli operatori sociali.

Così, man mano che la famiglia di origine costatava la nostra disponibilità e subalternità all'assistente sociale, i rapporti si rilassavano e riuscivamo ad avere fiducia l’un l’altro. 

Poi sono arrivati i suoi 18 anni e, dopo 12 anni di vita insieme, la piccola ha sentito il bisogno di ritornare a casa propria.

Ecco, questa può essere un’altra difficoltà dell’affido familiare: saper accettare il possibile desiderio della tua piccola di tornare a vivere nella sua famiglia di origine.

In quel momento è importante ripeterti che quello che avete vissuto insieme non può essere cancellato. 

Infatti da quel giorno è passato molto tempo, ma il legame che unisce tutti noi è rimasto intatto.  

I miei figli la considerano una sorella, noi più di una figlia.

Per noi non c’è alcuna differenza tra lei, accolta in affido familiare, e i nostri altri tre figli.

A 20 anni si è sposata e dopo alcuni anni le è nata una bellissima bambina.

Così oggi abbiamo un genero in più e una nipotina in più che cresce felice insieme con gli altri due nipotini.

La vedo tutti i giorni, mi lascia la piccola quando va a lavoro o quando ha bisogno: proprio come fa una figlia.

La domenica stiamo tutti a pranzo insieme e così via. 

In estate parto per il mare con mia sorella e i suoi tre nipotini così i sei cuginetti si divertono insieme e i genitori tornano a casa dopo il lavoro.

Insomma la nostra è stata, e continua a essere, la vita di una famiglia come tante”.

2 commenti:

  1. Sono mamma adottiva di due meravigliosi bambini ed ho una grande stima d ammirazione per chi è genitore affidatario. Non sarei stata in grado di fare un passo del genere, forse perché non avevamo figli nostri. Siete stati bravi tutti a creare questo equilibrio e rispetto tra di voi. Complimenti e vi auguro ancora tante belle cose. Mirella

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    1. Grazie Mirella da parte di Gemma e della sua famiglia:) Karin

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