martedì 29 gennaio 2019

Storie di amore e bambini in affido familiare - "Siamo una coppia,adesso con un affido... Ah già, siamo due donne, siamo una coppia omosessuale"



(Prima puntata)


"Siamo una coppia, adesso con un affido familiare: abbiamo le nostre difficoltà, abbiamo una rete di persone che ci sostiene e ci aiuta nella nostra esperienza di affido familiare, abbiamo dubbi, pensieri, momenti di fatiche con i genitori biologici dei nostri bambini e anche con i servizi sociali… ah già, siamo due donne, siamo una coppia omosessuale, confesso che nella maggior parte dei casi quasi mi dimentico, non ci faccio caso, non ci pongo attenzione.

E abbiamo la fortuna immensa, in questa nostra Italia così conservatrice su questo argomento, di potercene perfino dimenticare!

Viviamo nella bella Toscana, nel comune di Firenze: per le coppie omosessuali credo sia un ambiente privilegiato, aperto, progressista al punto che quasi nessuno fa caso a noi, non subiamo pregiudizi evidenti e sia il contesto sociale che le istituzioni ci sono “normalmente” favorevoli.

Ci tengo a dire la parola “normale”, perché una testimonianza come la nostra non dovrebbe neppure esistere, non ce ne dovrebbe assolutamente essere bisogno. Ahimè.

Io e Francesca ci siamo incontrate, al momento che scrivo, otto anni, 4 mesi e 21 giorni fa: incontrarsi, mettersi insieme e andare a convivere è stato un tutt’uno, perché quando trovi la persona giusta non c’è certo tempo da perdere! A Firenze siamo state la quarantunesima coppia ad unirsi civilmente, orgogliose di poter esistere anche davanti allo Stato, con i diritti e i doveri che finalmente sono diventati pubblici e non solo privati.

E l’affido familiare? Come ci siamo arrivate?

Per caso, un po’ titubanti e con poche speranze. Siamo una coppia omosessuale, avevamo davvero il timore di non essere considerate.
Abbiamo invece trovato un ambiente aperto, abbiamo fatto il corso e i colloqui individuali e di coppia.

E non abbiamo mai trovato difficoltà, né con i numerosi assistenti sociali in cui ci siamo imbattuti, né con il centro affidi né con i giudici del tribunale con cui abbiamo fatto numerosi colloqui.

Il nostro primo affido familiare è stato un bambino senegalese di otto anni, un affido part-time che è durato due anni, un’esperienza bellissima e emozionante. M. è entrato nella nostra vita e abbiamo vissuto con lui due anni dolcissimi, fatti di scuola, di visite all’ospedale (ha una patologia cardiaca importante) e anche di ricoveri e di un intervento a cuore aperto all’ospedale del cuore di Massa.

M. stava con noi dal giovedì al lunedì mattina, abbiamo avuto rapporti con le maestre, con la classe e con l’ospedale, abbiamo avuto rapporti stretti con il suo babbo ed è stato un affido familiare carico di difficoltà e di crescita.

Purtroppo si è concluso male, una ferita ancora aperta per un bambino che da un giorno all’altro è sparito dalla nostra vita.

I Servizi non ci hanno sostenuto e il babbo non ha rinnovato l’affido consensuale per problematiche riguardanti le sue origini, la sua mamma che vive in Senegal e difficoltà che, seppure non legate a noi, ci hanno sommerso e hanno portato ad una separazione repentina e violenta dal piccolo.

Ancora oggi io e Francesca facciamo fatica a parlarne, il servizio sociale non ci ha sostenuto e M. ha subito una serie di scelte senza che nessuno lo abbia interpellato né parlato con lui.

Durante questo primo affido familiare siamo state contattate per entrare in un progetto a Firenze sperimentale, il progetto P.A.P.I (Progetto accoglienza prima infanzia): insieme ad altre due coppie abbiamo fatto un corso per accogliere bambini dagli 0 ai 3 anni per un massimo di sei mesi, in attesa che il tribunale decidesse dove collocarli in maniera definitiva.

Anche in questo caso la sorpresa è stata tanta: ma come, è un progetto sperimentale e chiamano proprio noi, coppia minoritaria omosessuale?

Abbiamo chiesto allo psicoterapeuta che aveva proposto il progetto il perché della scelta.

Perché proprio noi? Ci ha dato una risposta bellissima: ha parlato di doppia maternità. Per bambini così piccoli e così fragili cosa di meglio di una coppia di donne?

Ed è così che per quattro splendidi mesi F. è entrato nella nostra vita: è entrato in casa nostra a soli 10 giorni di vita, e lo abbiamo accompagnato fino al suo ingresso nella famiglia adottiva, con cui siamo diventate amiche e con cui abbiamo avuto fin dai primi momenti un bellissimo rapporto.

Adesso F. ha due anni e mezzo, è bellissimo e felice, noi lo andiamo spesso a trovare e lo accompagniamo da lontano.

Con il tempo abbiamo creato con le altre coppie del progetto P.A.P.I un bellissimo rapporto di amicizia, condividiamo esperienze e pezzetti di vita, in quella magia speciale del “fare rete” e del sostenerci a vicenda.

Perché l’affido familiare è duro, è doloroso, è difficile.

Lasciare F. è stato difficilissimo, essere strappate a M. è ancora ad oggi un dolore immenso e non risarcito.

In tutto questo, come dicevo all’inizio, il nostro essere coppia omosessuale non è stato invalidante.

Siamo una coppia, siamo due persone che si amano e che credono tantissimo nell’affido familiare.

Siamo consapevoli di essere considerate forse “un po’ strane”, ma ci sorridiamo sopra e non abbiamo mai trovato ostacoli legate al nostro essere una coppia dello stesso sesso".

(...continua...)



4 commenti:

  1. Complimenti !!!
    Bellissima testimonianza, vi auguro di essere presto nuovamente famiglia accogliente x qualche piccolo bisognoso di amore.
    Buona strada...

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  2. Bellissima esperienza l affido. Amore puro

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  3. E' stato bellissimo leggere la vostra storia, mi avete smosso qualcosa dentro...grazie per avermi fatto sentire un'emozione così forte e viva!

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