venerdì 1 febbraio 2019

Storie di amore e bambini in affido familiare - "Siamo normali, semplicemente coppia, semplicemente famiglia affidataria"


(Seconda e ultima puntata)

Anna Maria e Francesca ci hanno già parlato della loro bella Firenze, della semplicità con la quale fino ad oggi si sono messe in gioco come coppia omosessuale e famiglia affidataria. E adesso? Continuano a mettersi in gioco a carte scoperte... e vincenti:)

"E adesso?

Attualmente siamo una fantastica famiglia di quattro persone: io, Francesca, un ragazzo di 17 anni e una cucciolina dolcissima di pochi mesi tanto, tanto speciale.

Il bellissimo adolescente è entrato nella nostra vita per caso, lo accompagnavamo da lontano e un anno e mezzo fa ci ha scelto, lui è voluto venire a vivere da noi e così è stato.

Non mi soffermo sulla sua situazione originaria, ha una famiglia complessa alle spalle e ha trovato in noi il suo punto di riferimento, il suo sostegno e due persone che lo aiutano a crescere nella libertà di essere se stesso: noi ci siamo limitate ad aprirgli la porta di casa, lo abbiamo accolto e adesso è parte bella del nostro quotidiano e della nostra vita. 
…Certo, gli adolescenti sono difficilissimi da gestire, ma questo lo sappiamo tutti e non vi racconto certo niente di nuovo, accidenti! La confusione che ha in camera, i compiti che non fa, il casino che ha in testa… è una scommessa di pazienza e di entusiasmo quotidiano, fidatevi!!!

Da Agosto abbiamo infine J., che inizialmente era stata temporaneamente accolta da un’altra famiglia del nostro gruppo di famiglie affidatarie.

J. è speciale, ha qualche disabilità evidente e qualche altra ancora nascosta ed è la bambina più bella del mondo.

Ad Aprile scorso, dopo aver passato tanto tempo con lei nel sostegno alla famiglia che l’aveva accolta, abbiamo scritto ai giudici del tribunale, dando la nostra disponibilità in caso di affido familiare: ed eccoci qua, alle prese con fisioterapia, visite mediche e soprattutto un sorriso che spalanca la parte più profonda del cuore.

E’ un affido a lungo, lunghissimo termine: vive con noi, sta con noi e ci poniamo obiettivi precisi, uno alla volta e non di più: riuscirà a gattonare entro Natale? Ve lo faremo sapere!

Una coppia normale, una famiglia colorata, unita e carica di voglia di vivere.
Siamo questo, semplicemente questo.

Il nostro contesto, le nostre famiglie, il quartiere e gli amici ci fanno scordare di essere due donne, e ne siamo felici. Ci alziamo la mattina, colazione veloce e via con la lunga giornata in cui va incastrato tutto, dal lavoro, ai compiti alla pappa da preparare!

Sappiamo, lo ripeto, di essere privilegiate: in molte regioni non esiste l’affido familiare per coppie omosessuali, al sud e in un certo nord troppo verde per i miei gusti non esiste la nostra normalità. Ma è possibile.

Ci è chiesto di spenderci, di esporsi, di metterci la faccia.
Ogni nuovo incontro, ogni maestra, ogni professore, ogni dottore e ogni genitore dei compagni di classe… c’è sempre un piccolo brevissimo istante in cui ci guarda strano, alza il sopracciglio: c’è un attimo di silenzio, impercettibile a chi non è abituato… e poi le strade sono due. O la voce torna con leggerezza normale, ed allora è andata, lo stupore di incontrarci è passato e siamo state accolte… oppure la voce si incrina, si percepisce il giudizio e il dialogo si fa formale e tremolante. Ecco, in questi casi manteniamo la forma e poi salutiamo con durezza, e ce ne andiamo da un’altra parte.

Ci è successo, alcuni incontri sono stati difficili, ma sono sincera se dico che neppure me li ricordo più: sono una minoranza, il problema è loro e non certo mio.

A noi è chiesto solo di metterci la faccia, di non lamentarci di questa nostra Italia troppo arretrata e retrograda ma di rimboccarsi le maniche per cambiarla, per trasformarla. Tante, tante le esperienze di incontri positivi, di persone che grazie a noi hanno cambiato idea sugli omosessuali, che adesso ci difendono a spada tratta ma che prima erano intrise di pregiudizi o di idee distorte.
Siamo una minoranza, è un dato reale. In quanto minoranza troveremo sempre delle difficoltà.

Fondamentale è costruirsi una rete di persone, una rete di amici, di conoscenti e di rapporti sinceri, con cui affrontare il mondo e che in caso di difficoltà sarebbero pronti ad esporsi per noi.
E’ stato un lavoro lungo, meticoloso, fatto di caffè, di chiacchierate e di esperienze condivise.

Adesso ne cogliamo i frutti, godiamo il lusso della normalità e siamo perfettamente inserite nel contesto sociale, dalla barista sotto casa che vuole sempre vedere la nostra bellissima bambina ai negozianti che ci fermano per salutarci e per fare due chiacchiere quando passiamo.

Siamo normali, semplicemente coppia, semplicemente famiglia affidataria.
E’ possibile, basta mettersi in gioco.
Aprire una strada è faticoso, il sentiero va trovato e le gambe si riempiono di graffi e di fatica.
Ma la strada poi rimane, per essere ripercorsa da noi e da altri che si aggiungeranno con il tempo.

Quando andai ad abitare con Francesca la vicina di casa ci guardava male, ce ne eravamo accorte. Parlava di noi con quella del bar, ci osservava come fossimo due aliene con tre gambe e sette occhi.
Poi un giorno aprii il portone e lei aveva due buste della spesa belle pesanti, era anziana e arrancava un po’.
La salutai, le portai la spesa fin dentro casa. Un gesto normale, banale e scontato… ma che è bastato a farmi guardare con il sorriso, ad aprire un dialogo con lei; siamo diventate amiche, ci saluta e fa il tifo per noi con tutti i bambini che negli anni ha visto passare per le scale!!!

E’ difficile metterci la faccia, esporsi, mettersi in gioco: ma ne vale la pena, si incontrano persone belle e la vita diventa colorata e avvincente.

Alla fine di questa storia che dire, forse non è neppure così vero che siamo normali…
Siamo Anna Maria e Francesca, e riguardo all’affido familiare abbiamo una certezza assoluta e sincera.
Venite a casa nostra, vi offriremo un caffè.
E appena entrate guardate la parete del salotto, in alto c’è una frase. Un libro semplice e importante, un piccolo principe che un giorno incontra una volpe e scopre così una verità assoluta che per noi è guida e certezza:
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato”
E questa è l’unica cosa che conta davvero!



2 commenti:

  1. Complimenti per le belle persone che siete, per la maturità del vostro essere coppia e per la capacità di saper veder sempre il lato positivo nel difficile percorso dell'affido...

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