venerdì 3 settembre 2021

Storie di amore e bambini in affido familiare: "Tutto quello che venne dopo...fu vita"

 


Come nasce l’idea di accogliere in affido? Davvero nasce dall'impossibilità di avere figli naturali? Davvero è solo una risposta al bisogno di genitorialità mancata? 

V. ci racconta come si è avvicinata all’affido continuando a sceglierlo volta per volta.



In realtà credo di non aver mai raccontato a qualcuno come è maturato in noi il pensiero di accogliere in affido, diventare genitori affidatari.

Tutti pensano che sia una tappa obbligata portata dall’infertilità e dalla consapevolezza di non poter generare, una strada che lascia alle spalle dolore e sofferenza.

In realtà ci eravamo già lasciati alle spalle da anni questo argomento.

Avevamo raggiunto una bella serenità di coppia, sentivamo che non ci mancava niente e coltivavamo i nostri interessi grati di avere tempo e possibilità economiche per poterlo fare.

Un giorno una mia amica mi racconta una storia che aveva del surreale, sicuramente piena di inesattezze e di particolari poco chiari ma questa storia, che era poi una richiesta urgente di aiuto, ha gettato il seme del nostro percorso di rotta.

Mi disse che un suo amico, il giorno dopo doveva andare in Tribunale e dare al giudice un nome di una persona sua conoscente che avrebbe potuto prendersi cura del suo piccolo bimbo e garantire per lui.

Se non avesse avuto quel nome il bambino sarebbe andato in adozione.

Ovviamente, ripeto, storia molto confusa e fantasiosa, le cose non stavano proprio così, ma il pensiero che un bambino potesse venire strappato alla sua famiglia mi mise addosso un carico di responsabilità enorme e dissi alla mia amica di mettermi in contatto con questo giovane padre e che avrebbe potuto fare i nostri nomi e contare su di noi.

Quello che venne dopo, fu il nulla ovviamente. Approfondendo scoprì appunto che non era questa la procedura corretta per “salvare” bambini, i racconti di questo padre erano molto confusi e poco reali quindi dopo aver parlato con la sua assistente sociale, presi le distanze da questa persona.

Ancora oggi mi chiedo cosa ne è stato di quel bambino, ma certamente, qualcuno avrà pensato al suo bene e gli avrà dato la possibilità di vivere un’infanzia più equilibrata.

Dopo qualche giorno devo aver mandato una mail al comune della mia città per chiedere informazioni per partecipare al corso informativo e formativo sull’affido.

Tutto quello che venne dopo…fu vita.

La corsa a prendere un bambino da mettere in sicurezza, il suo sguardo perso, il suo primo sorriso dopo una settimana, la difficoltà a farlo bere perché non mi sfiorava l’idea che un neonato fosse abituato a bere dal bicchiere e non dal biberon che rifiutava sempre. Un bambino spento, cagionevole che in 15 giorni abbiamo visto rifiorire e se metto oggi le foto a confronto di quando è arrivato e del giorno in cui lo portai a tagliare i capelli, sembrano due bimbi diversi.

Accudimento e amore hanno trasformato i tratti somatici di questo bambino.

E dopo di lui altri bimbi…alcuni accolti…alcuni no, perché la loro situazione sanitaria era troppo pesante e avremmo rischiato di trascurare il nostro primo bimbo che comunque richiedeva mille attenzioni.

Quei NO sono stati pronunciati a fatica, con angoscia, perché ogni bambino non accolto ti resta dentro e ti segna anche se sai che troveranno una famiglia speciale pronta ad amarlo.

Sono passati ormai 5 anni, consiglierei l’affido a coppie toste, equilibrate, con un alto senso della famiglia e dell’accoglienza, che hanno avuto genitori che gli hanno regalato una bella infanzia, perché credo sia fondamentale trasmettere quello che abbiamo imparato da figli e che ci permette oggi di essere genitori speciali. Perché essere genitori affidatari non è da tutti. Le difficoltà a cui si va incontro sono tantissime, le delusioni anche. A volte ti rendi conto di essere NESSUNO per il sistema, per il tribunale, per gli assistenti sociali. A volte devi ingoiare e sorridere perché è l’unico modo che hai per proteggere il bambino.

A volte si è soli, a volte “non sei neanche mia madre”, a volte la colpa è tua di tutto.

Ma si va avanti, si giura di non accogliere più, regali i vestiti da neonato, le cullette, i passeggini, ma poi vai al supermercato e metti nel carrello i pannolini misura 2 e il latte crescita 1, perché non si sa mai che dovessero chiamarti per un’urgenza! …E almeno queste cose le hai. Tutto il resto si ricompra.

Questo è per me l’affido”

Una MammaMatta (affidataria)




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