lunedì 1 novembre 2021

Omosessualità, Single e Affido familiare: Diritto della coppia omosessuale alla genitorialità

 


Cosa si intende universalmente per genitorialità? La capacità di prendersi cura dell’altro e come tale esiste indipendentemente dall’atto di concepire, sviluppandosi in tutte le persone nei primi anni di vita attraverso la relazione con i propri genitori.

La genitorialità, quindi, non è legata alla:

-figura di un figlio biologico (vedi adozione);

-alla coniugalità (vedi ad esempio le famiglie monogenitoriali);

-all’orientamento sessuale.

Quando, però, in una coppia omosessuale si presenta un forte e leggittimo desiderio di genitorialità, come può essere realizzato? Concretamente solo attraverso l’adozione o la fecondazione eterologa ma entrambe le vie, in Italia, agli omosessuali, sono precluse.

Soffermiamoci sulla possibilità di adottare, preclusa nel nostro ordinamento (e permessa invece in altri 29 Paesi).

In questa preclusione sarebbe facile leggere il non riconoscimento del diritto della coppia omosessuale alla genitorialità...ma in realtà quanto questo può essere considerato un diritto?

L’unico diritto dal quale si deve partire, inalienabile, deve essere (e dovrà sempre essere) il diritto del minore a crescere in Famiglia.

Il desiderio di avere un figlio (che appartenga ad una coppia omo o eterosessuale) non può essere ritenuto un diritto.

Forse, per sperare in un cambiamento futuro, è proprio da qui che dovremmo partire: non dal diritto degli omosessuali alla genitorialità, bensì dal diritto del minore ad essere amato e accudito, e dalla necessaria constatazione di fatto (al di là delle proprie convinzioni personali) che oggi la struttura della Famiglia è cambiata, diversificandosi in famiglia monogenitoriale, omogenitoriale, allargata…

E’ tempo che la genitorialità nelle coppie omosessuali sia finalmente accettata e vista per quella che è, per quella che numerosi studi la descrivono.

Prendendo in prestito dal mondo dell’Affido una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 601/2013), ricordiamo che gli studi fatti fino ad ora confermano l’assenza di qualsivoglia evidenza scientifica, o esperenziale, sull'ipotetica influenza negativa dell'identità di genere dei due genitori sul minore.

L’identità sessuale dei genitori non ha effetti significativi sulla relazione genitore-figlio, sull’orientamento sessuale e sul benessere psicosociale e cognitivo del bambino (Crowl et al., 2008; Rosenfeld, 2010; Stacey & Biblarz, 2001; Tasker, 2005; Wainright & Patterson, 2008); anzi, i figli delle coppie omosessuali, presentano atteggiamenti più liberi, flessibili e meno conformisti (Biblarz & Stacey, 2010).

E’ pur vero che gli studi sul campo mostrano alcuni limiti metodologici e di campionamento dovuti alla mancanza (come diceva Patterson nel 1995) di figli adulti sui quali lavorare, trattandosi per la maggior parte dei casi di bambini o ragazzi.

Ma pur tenendo conto degli eventuali limiti degli studi riportati, possiamo concludere che nulla potrebbe mai connotare negativamente la libertà di una coppia omosessuale a vivere il proprio progetto di genitorialità.

Nonostante ciò, ancora oggi, mai definizione è più azzeccata di quella con cui Kath Weston definì (già nel 1991) le famiglie omosessuali: famiglie per scelta perché, ancor prima di diventarlo, la famiglia omosessuale è costretta a compiere una serie di scelte da cui sono totalmente esenti le coppie etero:

- scelta del modo in cui il proprio figlio verrà al mondo e conseguente scelta di chi assumerà il ruolo di genitore biologico e quindi riconosciuto;

- scelta su come preparare al meglio il contesto che accoglierà il bimbo;

- scelta dell’eventuale comingout, soprattutto con le persone che saranno a stretto contatto con il bambino;

- scelta di cosa dire al proprio figlio.


K.F.



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