venerdì 18 febbraio 2022

Storie di amore e bambini in affido familiare: “Nessuna mamma affidataria, o adottiva, deve sentirsi meno mamma”

 


A C., “in questo assurdo anno pandemico”, la vita ha riservato il privilegio di essere tre tipi di mamme possibili: “Il 2020 é iniziato che ero una mamma affidataria ed é finito trasformandomi in una mamma adottiva e nel 2021 sono diventata una mamma biologica. Adesso so cosa si prova in tutti e 3 i casi”.


Quando sono rimasta incinta, un'amica, ignara di dire cosa sgradevole ha affermato: adesso proverai il vero amore incondizionato. Io l'amore incondizionato lo avevo già provato negli otto anni precedenti, quando nella mia vita era entrato un dolcissimo quattordicenne che non voleva saperne di volermi bene. Quando é arrivato mio figlio affidatario, che proveniva da un altro continente, aveva la pelle scura e parlava un'altra lingua, ho visto un ragazzino che ha iniziato a condurre una complessa battaglia per integrarsi e che non voleva assolutamente perdere o scalfire la corazza di diffidenza e indifferenza che si era messo addosso per sopravvivere da solo in questo mondo. Per anni ho provato senza successo a convincerlo che aveva trovato una famiglia che lo amava incondizionatamente e per anni lui ha provato a convincermi che ero una persona qualunque e mai mi avrebbe voluto bene. 

Ogni sera prima di andare a dormire gli ho detto: 'Buonanotte ti voglio bene assai' e l'ho sentito sbuffare di noia e angoscia. A 18 anni potevamo adottarlo, perché poteva decidere lui e noi, ma fino ad allora non avremmo dovuto avere figli minori perché é la clausola prevista dalla legge italiana per le adozioni dei maggiorenni. Così seppur quasi alla soglia dei 40 abbiamo deciso di aspettare i suoi 18, completare le pratiche di adozione e poi, se possibile allargare la famiglia o con un figlio biologico o con una adozione. Ma arrivati a 18 anni, e fatta quella che ritenevamo una domanda retorica sulle sue intenzioni, abbiamo ricevuto un no.

Un no al voler diventare un figlio adottivo senza alcuna spiegazione. Dopo un duro momento di smarrimento iniziale, di delusione e dopo esserci messi in discussione come genitori e persone abbiamo pensato che quel rifiuto era funzionale: se tutto fosse rimasto uguale dopo quel rifiuto, forse un minimo di fiducia nel fatto che lui meritava di essere amato l'avrebbe ritrovata. Ci siamo fatti seguire tutti in un percorso psicologico, garantendo a lui in modo esclusivo uno spazio segreto per mettere fuori quello che aveva dentro. Sono passati 4 anni tra ti voglio bene e sbuffi, ma soprattutto d'amore da parte nostra e impercettibili buchini nella corazza da parte sua. La psicologa ci ha fatto capire che lui aveva fatto la sua scelta e non era più necessario aspettare. 

Io resto incinta e con un po' di vergogna ammetto che non riuscivo ad esserne felice, le possibilità di adottarlo svanivano. Perdo il bambino e la cosa mi fa soffrire ma mi sento anche sollevata. Ci riproviamo e succede la stessa cosa. Lui sembra soffrirne con noi, seppur a modo suo. Allora non so, un istinto di mamma si attiva e gli chiedo se ha cambiato idea. Risponde di sì, si gira e va a giocare alla x-box come se avesse risposto alla domanda ‘stasera va bene la pasta?’.

Lui ha 22 anni, io 43. Attiviamo tutto il processo e l'adozione avviene a dicembre 2020. Ad aprile 2021 nasce il suo fratellino.

Tra allattamento e cambio pannolini vivo una esperienza di amore reciproco, il piccolo ha bisogno di me e io mi occupo di lui, tanta fatica fisica, ma il rapporto si sviluppa da solo sulla base della cura. Devo pensare a lui di continuo, perché ha dei bisogni che non può soddisfare da solo. 

Il vero amore incondizionato é peró per il mio primo figlio, una fatica psicologica totalizzante, un amore pari a quello del mio secondo figlio, ma con l'aggiunta e la pretesa purtroppo assurda di curargli tutte le ferite, di compensare con il mio amore le amare sorprese che la vita gli ha riservato. 

Come mamma affidataria vivevo l'incertezza del rapporto, la paura di perderlo e non vederlo più dopo il periodo di affido, notti insonni per questo. 

Come madre adottiva mi sento più sicura, per me e per lui, perché nonostante è un dato di fatto che la burocrazia cambia i rapporti, e se l'amore non cambia, la percezione del senso di sicurezza sì.

Nessuna mamma affidataria o adottiva deve sentirsi meno mamma, non c’è genitore più appassionato e potente di uno adottivo che sceglie un percorso complesso d'amore, ma il più profondo e incondizionato esistente”.

Una MammaMatta












3 commenti:

  1. Una storia di un'amore vero e smisurato grande mamma da ammirare e lodare ♥️

    RispondiElimina
  2. Grazie per la tua delicata e misurata condivisione! le tue parole sono arrivate in un momento molto particolare per me.

    RispondiElimina