martedì 26 aprile 2022

Storie di amore e bambini in affido familiare: “I servizi sociali ci avevano descritto F. come un altro bambino”

 



Il piccolo F. ha incontrato la sua famiglia affidataria quando aveva 10 anni, prima “è stato restituito da 7 famiglie”. Anna e il marito erano alla loro prima esperienza di affido e quando lo hanno accolto non gli è stato raccontato nè del suo vissuto nè delle sue criticità, hanno "scoperto tutto dopo, quando F. era già arrivato in casa". Però Anna e il marito hanno saputo combattere, affiancati dalla comunità scolastica, e oggi che F. ha 20 anni, sono ancora la sua Famiglia e lo saranno per sempre.


Buongiorno, sono una mamma affidataria da dodici anni di un ragazzo che oggi ha vent’anni. L’esperienza di questo affido ci ha insegnato ad avere più pazienza, a capire i bisogni di un bambino che non è tuo, ad amarlo, considerandolo a tutti gli effetti nostro figlio.

Abbiamo combattuto con i servizi sociali e con la tutela minori per fare in modo che il bambino avesse un’assistenza adeguata alle sue esigenze come un tutore che lo seguisse a scuola insieme con l' insegnante di sostegno; test per verificare il ritardo cognitivo; test per dsa.... Tutto questo non era fatto perché i servizi sociali e la tutela non vedevano la cosa necessaria: dicevano che ormai il bambino era grande e non era più recuperabile, ‘ritardato è e ritardato rimane’, non si può recuperare.

Noi genitori affidatari non ci siamo arresi e abbiamo fatto i vari test con il risultato di un ‘dsa grave con livello di concentrazione basso e disinteresse a imparare a leggere e a scrivere’.

Preciso che il bambino è stato dato in affido a dieci anni senza una base di istruzione, senza che fino ad allora fosse andato a scuola regolarmente perché aveva vissuto in una famiglia disadattata dove nessuno dei due genitori lavorava, vivendo in una casa senza luce né riscaldamento. Il nostro piccolo aveva vissuto anni senza stimoli, senza ricevere affetto, niente di niente: era stato trattato come un piccolo animaletto, lasciato sporco e affamato.

I servizi lo avevano preso in carico a nove anni prima di mandarlo in una casa famiglia dove la pazienza non era mai esistita, dove aveva ricevuto punizioni verbali e non solo. Il nostro piccolo, in quella struttura, era stato considerato troppo primitivo e gli operatori erano del parere che innanzitutto fosse fondamentale ‘rieducarlo’. Inoltre sembra che il piccolo fosse ossessionato dal sesso e che non faceva altro che guardare le gambe alle educatrici, da qui la ricerca estenuante di una famiglia affidataria che lo accogliesse. Disastro assoluto: ogni volta che andava in una famiglia, dopo nemmeno una settimana, veniva rimandato indietro, ogni volta con una scusa diversa, ma la verità era la sua età ormai grandicella, i suoi comportamenti particolari rispetto al sesso, il suo ritardo cognitivo con quoziente intellettivo bassissimo. Troppo per le famiglie affidatarie: ne ha cambiate sette, troppe.

E ogni volta tornava in struttura: al compimento del suo 18esimo anno chissà dove sarebbe andato.

Noi siamo stati l’ultimo tentativo di collocazione: per i servizi sociali forse la sua occasione poteva essere solo una famiglia che non avesse ancora fatto alcuna esperienza di affido, così contattarono noi, visto che eravamo formati ma non avevamo mai ancora accolto nessuno.

Un bel giorno, quindi, con mio marito, fummo contattati per un possibile affido di un bambino di dieci anni. Per noi era tutto nuovo.

Educatrice, assistente sociale e psicologa ci raccontano del bambino ma stando attenti a non dire tutto: ci dicono il minimo indispensabile per poter ricevere il notsro ‘sì’ al suo affido.

E così è stato infatti.

L’affido è cominciato a Settembre e il bimbo entra a casa nostra dove, ad accoglierlo, c’erano anche due fratelli, un maschio di diciotto anni, e una femminuccia di quattordici.

Da qui comincia tutto.

Mammamia! che pazienza e che amore che abbiamo dato a questo bambino! A scuola me le combinava di tutti i colori, non stava attento e si sedeva sul banco a braccia conserte senza nemmeno togliersi il cappotto: si sedeva lì e non si spostava in nessun modo. Un giorno intervenne anche la direttrice della scuola, ma nulla. Ci è voluto tanto amore e pazienza per sopravvivere con un bambino così arrabbiato e con così poca considerazione di se stesso.

Il nostro monello ci dava problemi anche a casa, facendo cose che non ti aspetti da un bambino di dieci anni: era ossessionato dal sesso, provava piacere a toccare la biancheria intima di mia figlia e, mentre giocava, inventava e immaginava rapporti sessuali.

A quel punto abbiamo chiesto aiuto ai servizi sociali ed è stato allora che abbiamo saputo la sua storia vera, senza omissioni.

Ormai l’affido del bambino era già avviato, mandarlo indietro voleva dire essere genitori crudeli, senza amore, così siamo andati avanti con tutte le difficoltà.

La scuola mi ha aiutato tanto, mi ha dato la possibilità di migliorare la sua educazione mettendo a disposizione tutto ciò che potesse servire a un bimbo dislessico, disgrafico, discalculico.

A casa continuava a essere una vera peste mettendoci continuamente alla prova per vedere se lo picchiavamo, o lo rimandavamo in casa famiglia.

Ma tutto questo non è accaduto, il nostro bimbo è diventato un adulto di ventun anni, lavora, ha la patente e la ragazza: è un ragazzo da tenere sempre sott’occhio ma gli vogliamo bene.

E adesso che scade l’affido continuerà a stare con noi, perché siamo e continueremo a essere la sua famiglia”.

Una MammaMatta












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