mercoledì 7 settembre 2022

Storie di amore e bambini in affido familiare: “Difficile gestire i bisogni speciali dei propri figli”

 




Per ben 4 anni dall’arrivo della piccola Emma i suoi genitori adottivi hanno lottato contro una follia burocratica che, anziché sostenerli nella gestione dei suoi bisogni speciali, li ha ostacolati, emotivamente ed economicamente. Per 4 anni si sono vissuti l’assenza del Tutore (senza quindi la possibilità di delega per terapie e esami necessari alla bimba); hanno assistito increduli alla sparizione del conto corrente della bimba sul quale però l’INPS continuava ad accreditare l’invalidità…

I genitori di Emma che solo oggi, dopo 4 anni, sono stati riconosciuti tali anche per Legge, credono che basterebbe poco per migliorare le cose: “Le famiglie hanno difficoltà a gestire i bisogni speciali dei loro figli (…) questo enorme disagio si potrebbe evitare se solo ci fossero persone più attente al ruolo del Tutore...e se sui decreti del tribunale ci fossero specificate le competenze e le deleghe per gli affidatari”.




Mio marito ed io abbiamo iniziato la nostra storia di Accoglienza come Famiglia Affidataria, non abbiamo mai desiderato ‘possedere’ un figlio ma abbiamo sempre pensato che i bambini debbano essere messi in protezione per il tempo che serve poi saremmo stati capaci di lasciar andare, dopo tutto noi siamo gli adulti.


Dopo molte esperienze di affido, varie peripezie e qualche delusione, leggo l’Appello (sì perché abbiamo conosciuto le MammeMatte proprio grazie a quell’Appello!!) di una bimba con Bisogni Speciali, per lei cercavano una famiglia per sempre, ma noi ci eravamo innamorati di quelle quattro righe.

Eravamo ‘incastrati’.


Dopo la burocrazia, gli incontri con i servizi sociali, con il Tribunale per i Minorenni, i referenti della comunità dove viveva la ‘nostra bimba’, riusciamo, finalmente, a conoscere Emma e, se prima ci eravamo innamorati dell’idea di nostra figlia, vederla è stato ‘riconoscerla’: in quel momento tutte le mie apprensioni e paure si sono sciolte in quegli occhi scuri e nel suo sorriso.


La nostra storia però comincia in salita.

I responsabili della struttura in cui è ospitata la nostra bimba, dopo essersi dimenticati di lei per vari anni (non si erano certo preoccupati di trovarle una famiglia) ci mettono fretta per portarla a casa. Ovviamente la voglia di portarla subito con noi era forte ma per fortuna abbiamo fatto le cose nel modo giusto, prendendoci il tempo necessario per sistemare tutto quello che serviva per accoglierla (documenti sanitari, attivazione di servizi, ecc…). Non so come avremmo fatto se non ci fossimo impuntati sulla necessità di avere i documenti a posto prima di portarla a casa, infatti i mesi successivi al suo arrivo a casa sono stati veramente complicati da gestire dal punto di vista burocratico (burocrazia e mancanze che naturalmente ricadono sulla quotidianità dell’accoglienza).


Così mentre la piccola è sempre stata adorabile (ci è bastato imparare a riconoscere i suoi bisogni e affinare le nostre capacità di attenzione...), IL TUTORE E…TUTTO IL ‘CUCUZZARO’ DECISAMENTE SONO STATI MENO ADORABILI!

Per un’accoglienza di un bimbo con bisogni speciali (ma anche negli altri casi) il tutore è FONDAMENTALE; la sua presenza e la conoscenza personale della situazione, anche e soprattutto sanitaria, del bambino che ha in tutela DOVREBBE essere scontata.

Il tutore dovrebbe essere costante e attento in quanto è la sua firma quella che conta. E’ lui che decide. Nel nostro caso il tutore era quasi introvabile, la sua assistente anche, oltre che, a mio avviso, anche poco preparata. Abbiamo fatto non so quanti viaggi a vuoto per ottenere documenti o incartamenti necessari che poi puntualmente erano incompleti: mancava l’impiegato, mancava un foglio, mancava una firma o non si sapeva di chi fosse la responsabilità. C’era sempre qualcosa che non andava nel primo appuntamento.

La gestione delle terapie, decidere QUALI terapie fossero utili a ‘nostra?!?’ figlia, la gestione degli ausili, l’iscrizione a scuola, la stessa pratica della 104…tutto difficilissimo perché noi non potevamo decidere e fare NULLA.


Come se non bastasse tutta la confusione burocratica, non sono mai riusciti a risalire al conto corrente della bimba, su cui l’INPS accreditava l’invalidità: dov’erano finiti i soldi di Emma?

Soldi suoi che sono utili per gestire i suoi bisogni speciali, senza contare che essendo un affidamento legato ad un procedimento adottivo, non ci è stato riconosciuto neppure il contributo di affido previsto per legge, per ben 4 ANNI (sì perché la procedura si è “ARENATA” per 4 anni), quattro lunghi anni di limbo.

Ad un certo punto però, per fortuna, dopo un anno di ‘follia’ burocratica finalmente un altro decreto di affidamento, cambia il tutore e le cose vanno meglio anche se, nonostante abbiamo facoltà di decidere autonomamente (perché è specificato nel decreto del Tribunale) a livello scolastico e sanitario per nostra figlia (che di fatto però non è figlia perché è ancora in affidamento), non potevamo però gestire la sua invalidità a livello economico; infatti quando abbiamo avuto la necessità di montare in casa un ascensore per le difficoltà motorie della bimba, che nel frattempo cresceva, siamo riusciti ad avere solo un irrisoria somma x le spese.


Per quattro anni non eravamo genitori di Emma, non era figlia quindi il conto corrente doveva essere gestito dal tutore. Ma se non ci fosse stata Emma (che per fortuna c’è) a noi l’ascensore sarebbe servito?

E’ anche imbarazzante parlare di soldi legati ad un figlio, ti fanno sentire anche fuori luogo ma dopotutto sono i soldi di Emma e le servono per stare bene ORA, NON DOPO, non da adulta, ORA.

Tutte le peripezie burocratiche, queste cose, sono durate per ben 4 anni.


Fortunatamente la Rete delle MammeMatte ci ha supportato e aiutato a trovare la ‘strada’ per portare a conclusione il procedimento adottivo e oggi finalmente possiamo dire che anche per la legge Emma è Figlia Nostra.

Certo che questa enorme fatica e disagio si potrebbe evitare se solo ci fossero persone più attente al ruolo del Tutore che, ripeto, è Fondamentale, e se sui decreti del tribunale ci fossero specificate le competenze e le deleghe per gli affidatari. Perchè, ad oggi, le famiglie hanno davvero difficoltà a gestire i bisogni speciali dei loro figli.


Voglio però concludere raccontando anche che abbiamo trovato sul nostro cammino persone che hanno cercato di sopperire a queste difficoltà facendo qualcosa in più del loro compito lavorativo...E che la forza che abbiamo avuto x sopportare queste avversità sono arrivate grazie alla Rete delle MammeMatte e dal Sorriso Coinvolgente e Fantastico di Nostra Figlia”.


Una MammaMatta e un BabboMatto doc











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