lunedì 18 febbraio 2019

SOS Famiglia di Appoggio, Single o Coppie, solo Campania




Cerchiamo: SINGLE, FAMIGLIA

Per info scrivi a: karin@affidiamoci.com

o Telefona al 339/8322065


Camilla è una ragazzina di 14 anni simpatica e dolce che ha un papà che la ama ma che, purtroppo, non può occuparsi di lei.

Per questo motivo Camilla vive in comunità e non ha alcuna intenzione di andare in famiglia, perché altrimenti sentirebbe di “tradire” l'amore per il suo papà.

I Servizi però non vogliono farle mancare un punto di appoggio, un riferimento esterno che la accolga la domenica, la vada a prendere per un gelato e le faccia sentire il calore di una famiglia e così chiedono la disponibilità part time di genitori affidatari, single o in coppia, desiderosi di dedicarle del tempo e dell’affetto.

Naturalmente l’appello è circoscritto solo alla Campania.


Precisiamo che AFFIDIamoci (progetto di M’aMa-Dalla Parte dei Bambini) è solo un tramite tra famiglia accogliente e i Servizi sociali che si occupano del minore. L’eventuale abbinamento, quindi, sarà deciso solo da questi ultimi.


venerdì 15 febbraio 2019

Storie di amore e bambini in affido familiare - La voce del papà




Spesso sono le mamme a scrivere, a raccontare la storia del loro affido familiare, del loro amore. 
Questa volta è un papà a farlo, un papà che fino all’abbinamento ha cercato di rimanere lucido e razionale fino a quando “non sorridi più con le labbra ma con l’anima”.

Anni di attese, speranze, domande, viaggi, illusioni, silenzi...anche questo è l’affido familiare. E poi un giorno, all’improvviso, per una pura casualità, grazie a queste MammeMatte, realizzi i tuoi sogni.

Ci chiamano per dirci che c’è posta per noi!

Una cicogna forse un po' malandata, ma pur sempre una cicogna.

Con qualche timore per il futuro, a passo incerto, andiamo a fare la nostra udienza in tribunale per un possibile affido familiare.

Usciamo frastornati, pensiamo, ripensiamo, ci confrontiamo, chiadiamo aiuti e pareri e, dopo qualche giorno di lotta con noi stessi e con il mondo, finalmente comprendiamo l’unica incontrovertibile verità: nella vita non ci sono certezze, né con i figli biologici, né con quelli adottati, né per se stessi.

La paura, a volte, supera di gran lunga la realtà delle cose; tutto si può superare, basta volerlo, ma volerlo davvero!

E allora dimentichi tutto e ti lanci a capofitto in questa fantastica avventura di affido familiare.

Finalmente stringi tra le braccia questo fagotto e dimentichi i suoi e i tuoi problemi, i pareri dei medici, le sveglie per i medicinali, la fatica di uscire alle 12.00 con 40 gradi per portarlo a visita.
I sorrisi di questi piccoli pezzetti di un paradiso di marzapane, sono capaci di liquefarti il cuore, mentre li guardi e non sorridi più con le labbra ma con l’anima!

Ogni bambino ha diritto di essere felice; a volte il destino è beffardo, ma il destino è destino! Il destino di avere quel bambino, di poterlo stringere e coccolare...il suo destino di avere noi come suoi genitori.

Come ha detto un grande professore e un grande uomo, ‘non esistono genitori biologici e genitori adottivi, esistono genitori e genitori AFFETTIVI’. 

Io non so cosa il futuro riserverà al nostro pasticcino, ma di una cosa siamo certi: siamo pronti a dare la nostra vita per difenderlo e per rendere radioso il suo futuro!”

Perchè anche questo è l’affido familiare.

lunedì 11 febbraio 2019

Viareggio, 9 Marzo: M'aMa organizza "Oltre il pregiudizio: Accogliere un figlio disabile"



L' Associazione M'aMa Dalla Parte dei Bambini (anche nota come Rete delle MammeMatte), Sabato 9 Marzo alle ore 10.00, presso l'Hotel Palace Lungomare in via Flavio Gioia 2 (Viareggio), organizza il primo Convegno Oltre il pregiudizio: Accogliere un figlio disabile.


Programma della giornata

Prima parte:
Gabriele Tomei _Assessore al Sociale Comune di Viareggio

Emilia Russo _Presidente Associazione M'aMa
Luciano Trovato _Presidente Tribunale Minori di Firenze
MammeMatte _Testimonianze
Francesco Miniati _Giudice Onorario Tribunale Minori di Firenze
Elisabetta Musetti _Centro Affidi di Viareggio
Stefania Bargagna _Stella Maris di Calambrone


Seconda parte:
Sandra Di Rocco _Centro Affidi di Firenze

Tommaso Del Pistoia _Psicologo Psicoterapeuta
Fabio Selini _Scrittore e padre adottivo
Evelyn Camporeale Russo _figlia adottiva
Bina Nigro _Giudice Onorario Tribunale Minori di Roma
Rosa Russo Giudice _Onorario Tribunale Minori di Firenze
Sergio Giannini _Presidente Aspic Toscana



Conducono:
Karin Falconi _ Vice presidente M’aMa-Dalla Parte dei Bambini

Sara Lepore _ Referente Versilia M’aMa- Dalla Parte dei Bambini


Conclusioni

Viviana Bucciarelli _ Pedagogista M’aMa-Dalla Parte dei Bambini


Con il patrocinio di:
Comune di Viareggio

Provincia di Lucca
Regione Toscana
Ordine Medici ed Odontoiatri Lucca
Aspic
Ubi Minor
Tambuca


Con il sostegno di:
Galliano

GeneralAuto
Gianneschi Pumps And Blowers
Silvia Bini



L'associazione offrirà un piccolo brunch durante la pausa ore 13.00.



La partecipazione alla giornata è gratuita.



Prenotazione obbligatoria:
E-mail:mamatoscana@gmail.com
Cellulari: 328 8162049/331 7910854



mercoledì 6 febbraio 2019

Venerdì primo Marzo: INCONTRO per GENITORI AFFIDATARI e ASPIRANTI TALI


Continuano gli appuntamenti, ogni primo Venerdì del mese, con il GRUPPO AFFIDO organizzato dalle associazioni M'aMa-Dalla Parte dei Bambini e ANFAA (sezione Roma) a sostegno di TUTTI COLORO CHE SONO GIA' GENITORI AFFIDATARI O SONO IN ATTESA DI DIVENTARLO!

Venerdi primo Marzo 2019, sempre alle 19,30, in zona San Pietro (Metro A - fermata Ottaviano) Roma, ci ritroveremo per raccontarci, con-dividere la trepidante attesa, l'incognita di una chiamata, i dubbi, le strategie e (perché no?!) le gioie dell'esperienza del proprio affido! 

L'incontro si svolgerà nell'accogliente e intimo "Salotto M'aMa", aperto a single e coppie in attesa di un'esperienza di affido o con un affido già in essere.

Il gruppo sarà condotto da un facilitatore della relazione di aiuto, esperto nell'ambito dell'affidamento familiare e del sostegno alla genitorialità affidataria e adottiva.

Vi aspettiamo.

PERCHE' INSIEME E' MEGLIO E DA SOLI NON SI PUO'!

Per info o prenotazione:
Email mamalazioassociazione@gmail.com
Cell. 339/8322065

venerdì 1 febbraio 2019

Storie di amore e bambini in affido familiare - "Siamo normali, semplicemente coppia, semplicemente famiglia affidataria"


(Seconda e ultima puntata)

Anna Maria e Francesca ci hanno già parlato della loro bella Firenze, della semplicità con la quale fino ad oggi si sono messe in gioco come coppia omosessuale e famiglia affidataria. E adesso? Continuano a mettersi in gioco a carte scoperte... e vincenti:)

"E adesso?

Attualmente siamo una fantastica famiglia di quattro persone: io, Francesca, un ragazzo di 17 anni e una cucciolina dolcissima di pochi mesi tanto, tanto speciale.

Il bellissimo adolescente è entrato nella nostra vita per caso, lo accompagnavamo da lontano e un anno e mezzo fa ci ha scelto, lui è voluto venire a vivere da noi e così è stato.

Non mi soffermo sulla sua situazione originaria, ha una famiglia complessa alle spalle e ha trovato in noi il suo punto di riferimento, il suo sostegno e due persone che lo aiutano a crescere nella libertà di essere se stesso: noi ci siamo limitate ad aprirgli la porta di casa, lo abbiamo accolto e adesso è parte bella del nostro quotidiano e della nostra vita. 
…Certo, gli adolescenti sono difficilissimi da gestire, ma questo lo sappiamo tutti e non vi racconto certo niente di nuovo, accidenti! La confusione che ha in camera, i compiti che non fa, il casino che ha in testa… è una scommessa di pazienza e di entusiasmo quotidiano, fidatevi!!!

Da Agosto abbiamo infine J., che inizialmente era stata temporaneamente accolta da un’altra famiglia del nostro gruppo di famiglie affidatarie.

J. è speciale, ha qualche disabilità evidente e qualche altra ancora nascosta ed è la bambina più bella del mondo.

Ad Aprile scorso, dopo aver passato tanto tempo con lei nel sostegno alla famiglia che l’aveva accolta, abbiamo scritto ai giudici del tribunale, dando la nostra disponibilità in caso di affido familiare: ed eccoci qua, alle prese con fisioterapia, visite mediche e soprattutto un sorriso che spalanca la parte più profonda del cuore.

E’ un affido a lungo, lunghissimo termine: vive con noi, sta con noi e ci poniamo obiettivi precisi, uno alla volta e non di più: riuscirà a gattonare entro Natale? Ve lo faremo sapere!

Una coppia normale, una famiglia colorata, unita e carica di voglia di vivere.
Siamo questo, semplicemente questo.

Il nostro contesto, le nostre famiglie, il quartiere e gli amici ci fanno scordare di essere due donne, e ne siamo felici. Ci alziamo la mattina, colazione veloce e via con la lunga giornata in cui va incastrato tutto, dal lavoro, ai compiti alla pappa da preparare!

Sappiamo, lo ripeto, di essere privilegiate: in molte regioni non esiste l’affido familiare per coppie omosessuali, al sud e in un certo nord troppo verde per i miei gusti non esiste la nostra normalità. Ma è possibile.

Ci è chiesto di spenderci, di esporsi, di metterci la faccia.
Ogni nuovo incontro, ogni maestra, ogni professore, ogni dottore e ogni genitore dei compagni di classe… c’è sempre un piccolo brevissimo istante in cui ci guarda strano, alza il sopracciglio: c’è un attimo di silenzio, impercettibile a chi non è abituato… e poi le strade sono due. O la voce torna con leggerezza normale, ed allora è andata, lo stupore di incontrarci è passato e siamo state accolte… oppure la voce si incrina, si percepisce il giudizio e il dialogo si fa formale e tremolante. Ecco, in questi casi manteniamo la forma e poi salutiamo con durezza, e ce ne andiamo da un’altra parte.

Ci è successo, alcuni incontri sono stati difficili, ma sono sincera se dico che neppure me li ricordo più: sono una minoranza, il problema è loro e non certo mio.

A noi è chiesto solo di metterci la faccia, di non lamentarci di questa nostra Italia troppo arretrata e retrograda ma di rimboccarsi le maniche per cambiarla, per trasformarla. Tante, tante le esperienze di incontri positivi, di persone che grazie a noi hanno cambiato idea sugli omosessuali, che adesso ci difendono a spada tratta ma che prima erano intrise di pregiudizi o di idee distorte.
Siamo una minoranza, è un dato reale. In quanto minoranza troveremo sempre delle difficoltà.

Fondamentale è costruirsi una rete di persone, una rete di amici, di conoscenti e di rapporti sinceri, con cui affrontare il mondo e che in caso di difficoltà sarebbero pronti ad esporsi per noi.
E’ stato un lavoro lungo, meticoloso, fatto di caffè, di chiacchierate e di esperienze condivise.

Adesso ne cogliamo i frutti, godiamo il lusso della normalità e siamo perfettamente inserite nel contesto sociale, dalla barista sotto casa che vuole sempre vedere la nostra bellissima bambina ai negozianti che ci fermano per salutarci e per fare due chiacchiere quando passiamo.

Siamo normali, semplicemente coppia, semplicemente famiglia affidataria.
E’ possibile, basta mettersi in gioco.
Aprire una strada è faticoso, il sentiero va trovato e le gambe si riempiono di graffi e di fatica.
Ma la strada poi rimane, per essere ripercorsa da noi e da altri che si aggiungeranno con il tempo.

Quando andai ad abitare con Francesca la vicina di casa ci guardava male, ce ne eravamo accorte. Parlava di noi con quella del bar, ci osservava come fossimo due aliene con tre gambe e sette occhi.
Poi un giorno aprii il portone e lei aveva due buste della spesa belle pesanti, era anziana e arrancava un po’.
La salutai, le portai la spesa fin dentro casa. Un gesto normale, banale e scontato… ma che è bastato a farmi guardare con il sorriso, ad aprire un dialogo con lei; siamo diventate amiche, ci saluta e fa il tifo per noi con tutti i bambini che negli anni ha visto passare per le scale!!!

E’ difficile metterci la faccia, esporsi, mettersi in gioco: ma ne vale la pena, si incontrano persone belle e la vita diventa colorata e avvincente.

Alla fine di questa storia che dire, forse non è neppure così vero che siamo normali…
Siamo Anna Maria e Francesca, e riguardo all’affido familiare abbiamo una certezza assoluta e sincera.
Venite a casa nostra, vi offriremo un caffè.
E appena entrate guardate la parete del salotto, in alto c’è una frase. Un libro semplice e importante, un piccolo principe che un giorno incontra una volpe e scopre così una verità assoluta che per noi è guida e certezza:
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato”
E questa è l’unica cosa che conta davvero!



martedì 29 gennaio 2019

Storie di amore e bambini in affido familiare - "Siamo una coppia,adesso con un affido... Ah già, siamo due donne, siamo una coppia omosessuale"



(Prima puntata)


"Siamo una coppia, adesso con un affido familiare: abbiamo le nostre difficoltà, abbiamo una rete di persone che ci sostiene e ci aiuta nella nostra esperienza di affido familiare, abbiamo dubbi, pensieri, momenti di fatiche con i genitori biologici dei nostri bambini e anche con i servizi sociali… ah già, siamo due donne, siamo una coppia omosessuale, confesso che nella maggior parte dei casi quasi mi dimentico, non ci faccio caso, non ci pongo attenzione.

E abbiamo la fortuna immensa, in questa nostra Italia così conservatrice su questo argomento, di potercene perfino dimenticare!

Viviamo nella bella Toscana, nel comune di Firenze: per le coppie omosessuali credo sia un ambiente privilegiato, aperto, progressista al punto che quasi nessuno fa caso a noi, non subiamo pregiudizi evidenti e sia il contesto sociale che le istituzioni ci sono “normalmente” favorevoli.

Ci tengo a dire la parola “normale”, perché una testimonianza come la nostra non dovrebbe neppure esistere, non ce ne dovrebbe assolutamente essere bisogno. Ahimè.

Io e Francesca ci siamo incontrate, al momento che scrivo, otto anni, 4 mesi e 21 giorni fa: incontrarsi, mettersi insieme e andare a convivere è stato un tutt’uno, perché quando trovi la persona giusta non c’è certo tempo da perdere! A Firenze siamo state la quarantunesima coppia ad unirsi civilmente, orgogliose di poter esistere anche davanti allo Stato, con i diritti e i doveri che finalmente sono diventati pubblici e non solo privati.

E l’affido familiare? Come ci siamo arrivate?

Per caso, un po’ titubanti e con poche speranze. Siamo una coppia omosessuale, avevamo davvero il timore di non essere considerate.
Abbiamo invece trovato un ambiente aperto, abbiamo fatto il corso e i colloqui individuali e di coppia.

E non abbiamo mai trovato difficoltà, né con i numerosi assistenti sociali in cui ci siamo imbattuti, né con il centro affidi né con i giudici del tribunale con cui abbiamo fatto numerosi colloqui.

Il nostro primo affido familiare è stato un bambino senegalese di otto anni, un affido part-time che è durato due anni, un’esperienza bellissima e emozionante. M. è entrato nella nostra vita e abbiamo vissuto con lui due anni dolcissimi, fatti di scuola, di visite all’ospedale (ha una patologia cardiaca importante) e anche di ricoveri e di un intervento a cuore aperto all’ospedale del cuore di Massa.

M. stava con noi dal giovedì al lunedì mattina, abbiamo avuto rapporti con le maestre, con la classe e con l’ospedale, abbiamo avuto rapporti stretti con il suo babbo ed è stato un affido familiare carico di difficoltà e di crescita.

Purtroppo si è concluso male, una ferita ancora aperta per un bambino che da un giorno all’altro è sparito dalla nostra vita.

I Servizi non ci hanno sostenuto e il babbo non ha rinnovato l’affido consensuale per problematiche riguardanti le sue origini, la sua mamma che vive in Senegal e difficoltà che, seppure non legate a noi, ci hanno sommerso e hanno portato ad una separazione repentina e violenta dal piccolo.

Ancora oggi io e Francesca facciamo fatica a parlarne, il servizio sociale non ci ha sostenuto e M. ha subito una serie di scelte senza che nessuno lo abbia interpellato né parlato con lui.

Durante questo primo affido familiare siamo state contattate per entrare in un progetto a Firenze sperimentale, il progetto P.A.P.I (Progetto accoglienza prima infanzia): insieme ad altre due coppie abbiamo fatto un corso per accogliere bambini dagli 0 ai 3 anni per un massimo di sei mesi, in attesa che il tribunale decidesse dove collocarli in maniera definitiva.

Anche in questo caso la sorpresa è stata tanta: ma come, è un progetto sperimentale e chiamano proprio noi, coppia minoritaria omosessuale?

Abbiamo chiesto allo psicoterapeuta che aveva proposto il progetto il perché della scelta.

Perché proprio noi? Ci ha dato una risposta bellissima: ha parlato di doppia maternità. Per bambini così piccoli e così fragili cosa di meglio di una coppia di donne?

Ed è così che per quattro splendidi mesi F. è entrato nella nostra vita: è entrato in casa nostra a soli 10 giorni di vita, e lo abbiamo accompagnato fino al suo ingresso nella famiglia adottiva, con cui siamo diventate amiche e con cui abbiamo avuto fin dai primi momenti un bellissimo rapporto.

Adesso F. ha due anni e mezzo, è bellissimo e felice, noi lo andiamo spesso a trovare e lo accompagniamo da lontano.

Con il tempo abbiamo creato con le altre coppie del progetto P.A.P.I un bellissimo rapporto di amicizia, condividiamo esperienze e pezzetti di vita, in quella magia speciale del “fare rete” e del sostenerci a vicenda.

Perché l’affido familiare è duro, è doloroso, è difficile.

Lasciare F. è stato difficilissimo, essere strappate a M. è ancora ad oggi un dolore immenso e non risarcito.

In tutto questo, come dicevo all’inizio, il nostro essere coppia omosessuale non è stato invalidante.

Siamo una coppia, siamo due persone che si amano e che credono tantissimo nell’affido familiare.

Siamo consapevoli di essere considerate forse “un po’ strane”, ma ci sorridiamo sopra e non abbiamo mai trovato ostacoli legate al nostro essere una coppia dello stesso sesso".

(...continua...)



venerdì 25 gennaio 2019

SOS Affido Sine Die per Simona, fragile e insicura




Cerchiamo: SINGLE, FAMIGLIA

Per info scrivi a: karin@affidiamoci.com

o Telefona al 339/8322065


Simona, 14 anni, a dispetto della sua età, è ancora una bimba che ha bisogno di rassicurazioni e di qualcuno che le restituisca la fiducia in se stessa e le trasmetta che è lì per lei.

Simona è fragile, insicura, ha un lieve ritardo cognitivo e a scuola è seguita da un insegnante di sostegno, per il resto si relaziona perfettamente con i suoi pari e le figure adulte di riferimento.

Vive in comunità da più di cinque anni e ha una storia di abbandono che fa fatica ad affrontare da sola quindi ha urgenza di una famiglia che la accolga, una coppia o single affidatari residenti in qualsiasi regione di Italia.

Non ha più contatti né con il suo papà né con la sua mamma, solo sporadicamente mantiene gli incontri con le sorelline.


Precisiamo che AFFIDIamoci (progetto di M’aMa-Dalla Parte dei Bambini) è solo un tramite tra famiglia accogliente e i Servizi sociali che si occupano del minore. L’eventuale abbinamento, quindi, sarà deciso solo da questi ultimi.